Vangelo di oggi

Il Vangelo del giorno – Martedì 2 aprile

Vangelo di Giovanni 20, 11-18

In quel tempo, Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa:
«Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Commento al Vangelo di oggi:

Un incontro, uno sguardo, una chiamata. Come riconoscere il risorto? Quando egli pronuncia il tuo nome, gli occhi si aprono e lo puoi riconoscere, confessando la tua fede: «Maestro!».
Come dice un famosissimo canto vocazionale degli anni ’80: «Quante volte un uomo con il nome giusto mi ha chiamato, una volta sola l’ho sentito pronunciare con amore». Come e quando pronuncia, oggi, il tuo nome? Come lo percepisci nella profondità del tuo cuore?
Solo coloro che ne hanno fatto intima e reale esperienza lo potrebbero raccontare. II Signore Gesù è veramente vivo e vuole entrare in dialogo con te.
Non avere fretta di allontanarti. Non accontentarti di una sommaria percezione: c’è di più. Molto di più!

Contemplo:

Quando il Figlio di Dio è salito sulla croce ha distrutto la solitudine della sofferenza e ne ha illuminato l’oscurità. Siamo posti in tal modo dinanzi al mistero dell’amore di Dio per noi, che ci infonde speranza e coraggio: speranza, perché nel disegno d’amore di Dio anche la notte del dolore si apre alla luce pasquale; e coraggio, per affrontare ogni avversità in sua compagnia, uniti a Lui.
I coraggio di sperare non ha nulla a che spartire con la temerarietà di far finta di sperare solo per paura di osare.
Coraggioso è chi sa guardare in faccia la propria paura senza negarla e con la lucidità di nominarla. Solo così, tutto, persino la notte più buia e il dolore più lancinante, potranno essere attraversati senza essere negati né, tantomeno, essere superficialmente sublimati.
La via della trasfigurazione è lo stile inconfondibile della speranza che àncora nel mistero di Cristo, crocifisso e risorto.
Ancorata alla croce
di Cristo la vita viene accolta nel suo mistero di luce e nel suo mistero di ombra senza mai isolarsi, soprattutto nel momento della prova.
Diventa così un luogo di combattimento per coltivare quella comunione che permette di dare un contesto vivibile e un orizzonte desiderabile persino ai tempi dell’angoscia, del fallimento, della rivolta.

   

il Podcast di don Luciano