Vangelo di oggi

Il Vangelo del giorno – Martedì 7 Maggio

Vangelo di Giovanni 16, 5-11

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.
E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo rigua rdo al peccato, alla giustizia e al giudizio.
Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».

Commento al Vangelo di oggi:

Gesù ci insegna l’umiltà autentica: farsi da parte non perché con poche risorse, ma per dare valore all’azione dell’altro, lo Spirito santo.
Gesù è colmo di Spirito santo, è l’unto del Signore, il Cristo.
Sempre compie la volontà del Padre e rimane con noi per sempre grazie all’azione del suo Spirito. Gesù compie la salvezza per i peccatori, rende giustizia a quanti si volgono a lui, compie il giudizio a chi si affida a lui, perché al principe di questo mondo è tolto il potere.
E quando ascende al cielo, la sua opera di redenzione e santificazione viene compiuta e continuata dallo Spirito santo. Gesù va al Padre e continua a operare in noi e in mezzo a noi mandando lo Spirito santo. La Trinità conosce e agisce, salva a nostro favore!

Contemplo:

«La tristezza ha riempito il vostro cuore».
Queste parole rivolge Gesù ai suoi discepoli. La tristezza è una delle emozioni umane, una risposta naturale a situazioni che coinvolgono il dolore fisico e psicologico di una persona.
La prima cosa che pensiamo quando parliamo della tristezza è la mancanza del sorriso. Il contesto in cui si ritrovano i discepoli è triste.
Le parole di Gesù non sono una buona notizia e questo rende la situazione difficile da sostenere per i discepoli.
Questa condizione emotiva però in loro diventa un muro che impedisce di guardare oltre.
La forza di questa emozione sembra imprigionare i discepoli e così Gesù consegna loro una parola luminosa che possa aiutarli a non perdere la lucidità e il senso del cammino: «È bene che io me ne vada».
Alcuni distacchi nella nostra vita non solo sono necessari, ma rappresentano anche un bene perché da essi impariamo ad accogliere percorsi di vita nuovi.
Invocando la luce dello Spirito, chiediamo oggi al Signore la grazia di poter riconoscere quali sono le cose da cui bisogna staccarsi per poter crescere e maturare anche nelle nostre relazioni umane.

   

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