Vangelo di oggi

Il Vangelo del giorno – Sabato 6 aprile

Vangelo di Marco 16, 9-15

Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni.
Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto.
Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero. Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna.
Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro. Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto.
E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura».

Commento al Vangelo di  oggi:

Il risorto toglie il velo ai nostri occhi, aiutandoci a vedere bene. Il primo segno di guarigione che la sua presenza regala a ciascuno di noi è, infatti, una maggiore consapevolezza della nostra incredulità; sembrerebbe un paradosso, ma questa è la logica della salvezza.
«Siete ciechi perché credete di vedere; vedete bene perché siete coscienti della vostra cecità », smaschera più volte il Signore.
Incredulità, durezza di cuore, cecità, quali segni concreti dell’uomo vecchio che abita in noi e che chiede di essere redento, sono, perciò, sinonimi e si richiamano a vicenda.
Ben venga, allora, il rimprovero del Signore; ben vengano le sue salutari parole. La sua grazia tocchi il nostro cuore e lo renda credente.

Contemplo:

Lo scorso Sabato è appena passato, quello di un’immensa solitudine. Sul Golgota ci sono ancora i resti delle croci: Gesù, il Figlio di Dio, è morto, chiuso in un sepolcro buio e senza uscita.
Come un genitore che ama il suo piccino vorrebbe prendere il suo posto quando lo vede soffrire, vorrebbe prendere su di sé il male che lo affligge, così l’Abbà, Dio Padre, avrebbe voluto patire e morire al posto del Figlio, il Prediletto.
Ma il male e il peccato non hanno vinto!
La morte non è l’ultima parola! Tutti abbiamo avuto esperienza del potere risanante e rasserenante della voce dolce della mamma: quand’eravamo piccoli bastavano due sue paroline, dette come solo una madre può dire, per trasformare il mondo intorno a noi; era sufficiente il suo prenderci in braccio e stringerci forte a lei per dissolvere ogni timore; le sue carezze e i suoi baci guarivano ogni malessere e ci facevano addormentare felici e contenti.
Il Padre, allora, si china sul suo Figlio, abbattuto, distrutto, annientato: lo porta a sé, lo consola e gli ridà la vita che gli era stata tolta! È la Pasqua di Risurrezione! È la Pasqua della nostra salvezza! È la Pasqua della nostra gioia!

   

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