Vangelo di oggi

Il Vangelo del giorno – Venerdì 15 dicembre

Vangelo di Matteo 11, 16-19

In quel tempo, Gesù disse alle folle: «A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”.
È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”.
È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».

Contemplo:

L’asino si rivela molto prezioso per il piccolo Gesù. È il suo mezzo di trasporto per tutti gli spostamenti tra Betlemme, Gerusalemme, l’Egitto e Nazaret. Dell’asino il Signore avrà sempre bisogno. Anche per il suo ultimo spostamento a Gerusalemme (cfr. Lc 19,34).
Il Signore ha sempre bisogno di qualcuno che lo porti. Ha bisogno anche di te. Del tuo cuore disponibile. Non sentirti mai inutile. Medita sull’asino! Non troverai meditazione più bella sul senso profondo dell’umiltà e dell’utilità. Ti aiuterà a percepirti umile strumento, pronto per quel che serve.
Prova ad aprire la tua giornata con questa preghiera: «Signore, di cosa hai bisogno oggi? Dove vuoi andare? Fammelo capire! ».
La riposta non tarderà ad arrivare. Ti troverai nel posto giusto al momento giusto. Dove e quando c’è bisogno di te. Troverai un volto che ti attende. Qualcuno cui offrire una mano, una competenza, un consiglio, un sorriso o, semplicemente, il tuo “esserci”. A sera ti accorgerai che Dio tante volte è salito sulle tue spalle! Sentiti prezioso!

Commento al Vangelo di oggi:

Anche il Signore deve fare i conti con la nostra volubilità. Siamo spesso come quei bambini capricciosi che non sanno stare al gioco, rovinando ogni proposta con il loro malumore. Rifiutano ogni invito sia alla gioia sia alla compassione.
Si sente in queste parole di Gesù una misteriosa tristezza che ci tocca nel profondo. Ma noi siamo ancora capaci di piangere con chi soffre e di gioire con chi gioisce o ci lasciamo prendere anche noi dall’indifferenza, chiusi nel bozzolo della nostra insensibilità?

   

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