Vangelo di oggi

Il Vangelo del giorno – venerdì 27 ottobre

Lc 12, 54-59

In quel tempo, Gesù diceva alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto? Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».

Contemplo:

Non dobbiamo regolare il nostro atteggiamento verso i poveri da ciò che appare esternamente in essi e neppure in base alle loro qualità interiori. Dobbiamo piuttosto considerarli al lume della fede. Il Figlio di Dio ha voluto essere povero, ed essere rappresentato dai poveri.
Nella sua passione non aveva quasi la figura di uomo; appariva un folle davanti ai gentili, una pietra di scandalo per i Giudei; eppure egli si qualifica l’evangelizzatore dei poveri: «Mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio» (Lc 4, 18). Dobbiamo entrare in questi sentimenti e fare ciò che Gesù ha fatto: curare i poveri, consolarli, soccorrerli, raccomandarli.

Commento al Vangelo di oggi:

Quanto abbiamo bisogno di accordarci! Lungo le nostre strade, i nostri cammini: ritrovare armonia dentro una melodia di fondo. Accordare il cuore e il passo. Conviene! Perché volenti o nolenti, l’altro da noi (questo il senso di «avversario)>) appartiene al tessuto della nostra vita. Gli altri sono nostri compagni di viaggio; gli altri siamo noi, recita una famosa canzone.
Accordarsi è passare finalmente dall’io al noi: rompere la corazza dell’io, sciogliere il gelo della diffidenza, superare l’ombra delle paure. Prendere il largo dalla propria riva per riscoprire con stupore, ben prima di ciò che ci distingue, quel nucleo incandescente che ci affratella. Accordiamoci allora! Con la consapevolezza che primo avversario non è il fratello fuori di me, ma l’altro che sta dentro di me.

   

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