Il volto del nostro Salvatore

Dice Isaia: “Perché digiunare e intanto contende­re e combattere e colpire con pugni il povero?” (cf. Is 5,3-4). Lo stesso profeta ci insegna le opere di un digiuno sincero e puro: “Sciogli ogni ingiusta catena, sciogli i contratti forzati, spezza il tuo pane all’affama­to e fa’ entrare i poveri senza tetto in casa tua” (cf. Is 58,6-7). Il tempo presente ci ha procurato una gran­de quantità di ignudi e senzatetto. Alle porte di ognu­no vi è una folla di deportati. Non mancano stranieri e profughi; ovunque si vede la mano tesa a chiedere. Per costoro la casa è all’aperto, loro riparo sono i porti­ci, i crocicchi e gli angoli più riposti delle piazze … Ma tu mi dirai: “Anch’io sono povero”. E sia! Da’ quel­lo che hai. Dio non chiede al di là delle nostre forze. Tu dai del pane, un altro darà un bicchiere di vino, un altro un vestito, e così con un po’ di solidarietà si libe­ra uno dalla disgrazia. Neppure Mosè ricevette da uno solo il necessario per la tenda, ma da tutto il popolo. Un ricco infatti portò dell’oro, un altro dell’argento, il povero delle pelli, il più povero dei poveri della lana. Vedi come l’obolo della vedova supera le offerte dei ricchi (cf. Mc 12,41-44)? Diede, infatti, tutto quello che aveva, i ricchi invece avevano dato una piccola par­te. Non disprezzare i poveri che giacciono a terra come se non meritassero nulla. Pensa chi sono e scoprirai la loro dignità: hanno rivestito il volto del nostro Salvato­re. L’amico degli uomini ha dato loro il suo stesso vol­to affinché siano confusi i duri di cuore che odiano i poveri. Avviene come ai viaggiatori che, assaliti dai predoni, mostrano le immagini del re affinché dinan­zi all’immagine di chi detiene il potere restino confusi quelli che la disprezzano. I poveri sono le casseforti dei beni che attendiamo, i portinai del Regno, quelli che aprono le porte ai buoni e le chiudono a quanti so­no duri di cuore e odiano i poveri. I poveri sono accu­satori terribili e buoni avvocati. Sono avvocati e giudi­ci senza proferire parola: il giudice li guarda. Le cure che noi prodighiamo gridano presso colui che conosce i cuori, con voce più chiara di quella di ogni araldo.

Gregorio di Nissa, Omelia sull’amore per i poveri 1,3-4.7-8