In una notte stellata

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Mio Signore! In cielo brillano le stelle, gli occhi degli innamorati si chiudo­no. Ogni donna innamorata è sola col suo amato. E io sono sola qui con te! (RABIA)

A Bassora, questa città dell’Iraq meridionale, sul delta del Tigri e dell’Eufrate, attorno al 713-14 è nata Rabia, una musulmana ven­duta poi come schiava. Riscattata, visse in verginità nel deserto, divenendo un segno di luce a cui molti si rivolgevano chiedendo consigli, preghiere, conforto. I suoi «detti» furono raccolti dai di­scepoli dopo la morte avvenuta a Bassora nell’801. In una notte si­mile a quelle gelide e ventose del nostro inverno, quando le stelle scintillano in cielo, questa donna si rivolgeva a Dio col linguaggio degli innamorati, tipico di ogni autentica esperienza mistica.

È una preghiera pura, in cui — per usare una frase di sant’Ago­stino — si chiede a Dio solo Dio (Nolite quaerere a Deo nisi Deum). E un invito anche per noi cristiani a riscoprire la contemplazione, il silenzio, l’invocazione di lode, come Rabia che continuava a con­fessare in quell’oscurità notturna trapuntata di stelle: «O Amato del mio cuore, non ho che te! O mia speranza, mio riposo, mia gioia, il mio cuore non vuole amare altri che te!». È, questa, una via per co­noscere un islam più genuino e spirituale rispetto a certe sue ma­nifestazioni esasperate e ai nostri giudizi sommari. Un giorno a Rabia si presentò un uomo che le chiese: «Se mi pento, Dio perdo­nerà il mio delitto?». «No,» rispose la donna «se Dio ti perdonerà, tu ti pentirai.» È il primato della grazia divina. E concludeva, nella linea della tradizione «mariana» musulmana: «Quando nel giorno della risurrezione saremo chiamati, la prima a guidare la fila delle creature sarà Maria, la madre di Gesù!».

Le parole del mattino – Mons. Ravasi

briciole di vangelo

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