La bellezza salverà il mondo

Helmuth Rier

Ritorna più volte nelle lettere di San Paolo un invito che ha l’aria di essere stato uno dei temi ricorrenti nelle sue conversazioni per diffonde­re il Vangelo: «Prefiggetevi, dice, cose belle, non soltanto davanti a Dio, ma anche davanti a tut­ti gli uomini» (cfr. Rom 12,17; 2 Cor 8,21; 13,7). E ancora: «Verificate ogni cosa, tenete ciò che è bello»(1 Ts 5,21). Si celebra così, fin dalle origi­ni del Cristianesimo, un’alleanza inseparabile tra il bene e il bello, tra la morale e l’estetica. Quest’alleanza non è mai venuta meno nella grande tradizione della Chiesa; basti pensare a ciò che è stata l’ispirazione religiosa per l’ar­te, per tutte le arti, dalla poesia alla pittura, alla musica, all’architettura. Ma forse si è dimenti­cato qualche volta, o si è avuto paura, di con­siderare il bello come un ideale e un nutrimen­to insostituibile per l’uomo, per la sua libera­zione e affermazione spirituale. Non si è capito che la Bellezza ha in sé una forza elevatrice. Sono celebri le parole di Dostoevskij: «La bellezza sal­verà il mondo». Per questo il cristiano è chiamato da San Paolo a «operare in maniera bella» (2 Ts 3,13) . San Pietro nella sua prima lettera (3,3) invita le donne a «adornare l’interno del loro cuore». È quell’es­sere «bello al di dentro» di cui parlava Socrate. Perché la bellezza è anzitutto una luce in­teriore che si traduce in forma esterna. In una lettera memorabile Dostoevskij ha scritto: «Se non ci fosse l’ideale della Bellezza, l’uomo di­verrebbe preda dell’angoscia… Ma siccome Cristo ha recato in sé e nella sua parola l’idea­le della Bellezza, la decisione fu presa una volta per sempre: meglio infondere nelle ani­me l’ideale della Bellezza; custodendolo nel­l’anima, tutti diventeranno fratelli l’uno dell’al­tro, e allora, senza dubbio, lavorando l’uno per l’altro, essi diventeranno anche ricchi».