Come la paglia sospinta dal vento

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Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi, non indugia nella via dei peccatori e non siede in compagnia degli stolti; ma si compiace della legge del Signore, la sua legge medita giorno e notte. Sarà come albero piantato lungo corsi d’acqua, che darà frutto a suo tempo e le sue foglie non cadranno mai; riusciranno tutte le sue opere. Non così, non così gli empi: ma come pula che il vento disperde; perciò non reggeranno gli empi nel giudizio, né i peccatori nell’assemblea dei giusti. Il Signore veglia sul cammino dei giusti, ma la via degli empi andrà in rovina

Il Salmo 1 è per noi un duro monito: ci ricorda che l’uomo può essere beato ma sottolinea anche, senza troppi giri di parole, che l’uomo può essere stolto e scivolare nell’empietà. Esplicativa è l’immagine che l’autore di questa preghiera usa per tratteggiare l’uomo empio: pula, paglia che il vento trascina tra le dune del deserto. Un uomo quindi senza radici, in balia delle mode, del pensare comune, sempre pronto ad assecondare situazioni di comodo; non prende posizione, forte con i deboli, debole con i forti. Non medita, non parla, ma chiacchiera; infatti siede alle porte della città in compagnia degli stolti, è in balia del “chiacchiericcio” degli uomini, non si preoccupa della propria interiorità, non fonda le sue radici lungo il corso d’acqua della Parola di Dio. Precisa Alessandro Pronzato: «La sua religiosità è frutto esclusivo d’una educazione, di un ambiente, di una abitudine oppure di una paura. Qualcosa che riguarda la facciata, ma non provoca mai delle scelte personali». Ma a questo punto è importante una precisazione: l’empietà non è mai un punto di arrivo ma di partenza; è il terreno fecondo per gli abissi sconfinati del male, il presupposto per ogni tipo di nefandezza. L’iniquità è una sorta d’ignavia, di non scelta, di sterilità umana e spirituale; come la paglia, appunto. Questo atteggiamento viene punito duramente da Dante nel suo Inferno: gli ignavi sono condannati a rincorrere per l’eternità un drappo senza insegne, ma soprattutto sono privati dell’ultimo giudizio, condannati a non risorgere, come se i loro nomi non fossero mai strati pronunciati. Proprio come la pula che viene dispersa dal vento.