La Sacra Sindone, La flagellazione

Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?». E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante. Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare (Gv 18,38-19,1).
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I segni della flagellazione si possono ravvisare sul petto, sulla schiena e sui polpacci. Il condannato era assicurato a un ceppo o a una colonnina e veniva colpito a turno da due persone. Le fruste terminavano con una o due vertebre di pecora e piccole sfere di piombo. I colpi erano inferti, presso i Romani, sino allo sfinimento; sino a trentanove presso gli Ebrei. L’uomo della Sindone fu colpito un centinaio di volte.

In Cristo vi fu il dolore
proveniente dall’ineffabile
lume divino che gli fu dato.
Dio stesso infatti, luce ineffabile,
illuminando Cristo in modo indicibile
con questa eterna disposizione
fonte di ineffabile unione
– trasformatasi in luce divina – fu
per lui causa di un dolore inenarrabile.