La virtù dei forti
Non è facile parlare dell’umiltà; per poterlo fare bisogna penetrare attraverso un muro di incomprensione e di resistenza – dappertutto e in ogni tempo, e anche nel nostro cuore. Nietzsche s’è fatto portavoce del pensiero di molti quando egli attaccò con vero e proprio furore l’umiltà, nella quale egli vedeva l’essenza del cristianesimo: e cioè, nella sua opinione, l’atteggiamento dei deboli, dei falliti, degli schiavi che avevano fatto una virtù della loro meschinità. Ma che cos’è in realtà l’umiltà? Essa è una virtù che fa parte della fortezza. Soltanto colui che è forte può essere realmente umile. La sua forza non si piega alla costrizione, ma si inchina liberamente, nel servizio reso verso colui che è più debole, che è inferiore. L’umiltà non può del resto avere la sua origine nell’uomo, bensì in Dio. È lui il primo umile. Egli è talmente grande, talmente al di fuori di ogni possibilità che una qualsiasi potenza lo possa costringere, che egli può `permettersi’ — se ci è concesso di esprimerci in questo modo — di essere umile. La grandezza gli è essenziale; soltanto lui può dunque rischiare di abbassare questa sua grandezza sino all’umiltà
R. GUARDINI

