L’aquilone d’argento

aquilone di cob

Lo chiamavano Cob, un nome un po’ buffo. Buffo lo era anche lui, col suo muovere goffo e la sua bocca sdentata. E per di più poverello. Le ragazze lo avevano sempre deriso, perciò non aveva né moglie né figli. Vivacchiava come poteva, con umili lavoretti. Gli anni erano trascorsi così, tutti uguali e grigi.

E ora il buon uomo era quasi vecchio. “Non ho fatto del bene a nessuno, pensava”. Amava la gente, avrebbe voluto porgere regali a tutti. Ma era troppo povero per poter realizzare quel sogno. Diceva a se stesso: “la malattia, la miseria, la morte sono in agguato per tutti. Chi non piange all’aperto, piange di nascosto. Le lacrimesono il retaggio della razza umana.
Perciò bisogna cercare di divertirla, di tenerla allegra”. E comunicava al Signore questo desiderio: “Un dono, un dono per tutte le creature che soffrono. Fa’ che io possa offrire questo dono, Signore!”

Era contento quando la gente lo canzonava per il suo modo di muoversi, per la sua bocca sdentata. “Poveracci”, pensava “si portano in cuore tanto peso di affanni. Hanno bisogno di distrarsi”.

Finalmente gli venne un’idea: avrebbe fabbricato un immenso aquilone di carta colorata, e lo avrebbe lanciato nel cielo. “Così tutti questi uomini e donne, vecchi e bambini, potranno contemplarlo e immaginare di muoversi nello spazio”, si disse. Cob preparò dunque l’aquilone, riunì in modo ingenuo ritagli di carta variopinta, strisce di stagnola colorata, fiocchi di filo
d’argento. Pensava alla gioia di tutti, al viaggio ideale che tutti avrebbero fatto nei cieli, aggrappati al suo aquilone.

Lanciò la nave di carta mentre soffiava un vento pazzerellone. E vide il suo capolavoro innalzarsi, diventando man mano sempre più luminoso.
Sembrava una lampada, una lampada enorme sospesa al baldacchino del cielo. Sorpresa, incantata, la gente accorreva.
Che cos’era mai quella luce?…”
E’ l’aquilone di Cob” gridò qualcuno: “si, si è l’aquilone di Cob!” Acclamavano il buon uomo, la creatura che aveva saputo porgere un dono che facesse piacere a tutti. E l’aquilone trasformato in un disco brillante, si allontanava sempre più dalla terra.

Tutti godevano dello spettacolo, dimenticando i guai della vita. Il grande disco d’argento, l’opera di Cob, diventato lampada dei cieli, illuminava la campagna, il villaggio. Era nata la luna, poetica e consolante gioia per tutti: il regalo di Cob.

(L. Vigliasindi, La morale della Favola, Fiaba rumena)

“Un cuore è una ricchezza
che non si vende e non si
compra, ma si regala.”
(Gustave Flaubert)

briciole di vangelo

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