Mani libere

(Josè Tolentino Mendonça)Il problema non sono tanto i beni materiali, quanto la nostra maniera di farne uso. E’ talmente facile che la logica si capovolga, senza che neppure ce ne rendiamo conto, e finire per essere nella pratica dominati da quanto possediamo.
Quante volte i beni, invece di allargare gli orizzonti della nostra umanità, ci riducono, ci sminuiscono, ci sequestrano nella logica di avarizia e di ansietà! Quante volte i beni, invece di essere una possibilità di dare concretezza alla bellezza della carità, di investire nella costruzione della fraternità e dell’amicizia sociale, ci rendono malinconici costruttori di muri e di asimmetrie che finiamo per tollerare! Quante volte, in nome dei beni privati, rinunciamo al bene comune, relegandolo a un piano secondario. Ci riduciamo soltanto a essere guardie del nostro appartamento e vigilantes del nostro granaio. E anche la nostra preghiera assomiglia al soliloquio del possidente stolto della parabola di Gesù: “Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti!” (Lc 12,19) E’ proprio vero: quando richiudiamo la mano per afferrare un qualsiasi oggetto dicendo : “E’ mio” , abbiamo guadagnato l’oggetto ma perduto la mano. Per la preghiera, invece, ci servono mani libere da qualsiasi forma di autosufficienza. Signore, insegnaci a fare della vita un dono.

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(Josè Tolentino Mendonça)