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Nicodemo, l’uomo in costante ricerca

Nicodèmo era un notabile, apparteneva al gruppo dei farisei aperto al «mistero», desideroso di Verità. È icona dell’uomo in ricerca. L’evangelista Giovanni – nel colloquio notturno con Gesù – ci dà la risposta: l’amore di Dio trionfa e prevale sul male.
Il suo giudizio è di misericordia e salvezza. La croce, supplizio dei malfattori e simbolo di morte, diviene per il credente punto di riferimento a cui guardare. Riprendendo l’episodio di Mosè accaduto durante l’esodo, Gesù lo interpreta come figura di quanto sta per accadere a Lui: sarà innalzato e tutti coloro che lo contempleranno avranno la vita. Sono tanti i serpenti che feriscono e avvelenano l’esistenza.


Quanti “morsi” subiamo: invidie, risentimenti, diffamazioni. E altri ce li infliggiamo da soli: orgoglio, passioni sregolate, corsa al potere. Solo lo sguardo fisso su Gesù, Crocifisso per amore, può curare il veleno di morte che il «mondo» inietta nel cuore di ogni uomo. «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna».
Questo amore è concreto, reale. Il verbo usato, egapesen, all’aoristo, rimanda all’evento storico dell’Incarnazione. Gesù non è una favola, e neppure la sua vita terrena che culmina nella sua morte e risurrezione.
Unica condizione per avere la vita è l’accoglienza della sua Persona mediante la fede. È chiaro che il «giudizio » è l’uomo stesso a pronunciarlo sopra di sé: «chi non crede è già stat condannato», perché non assume l’amore come criterio della sua vita.
«In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio » (1Gv 4,10). Lasciamoci guidare da questa «Luce» che è venuta nel mondo per mettere a nudo le nostre doppiezze e viltà.

   

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