Vangelo di oggi

Il Vangelo del giorno – Sabato 09 marzo

Vangelo di Luca 18, 9-14

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano.
Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Contemplo:

Voi mi domandate […] se un’anima, che sente la propria miseria, può andare a Dio con grande confidenza. Ora, io vi rispondo che, non solo l’anima che conosce la propria miseria può avere una grande confidenza in Dio, ma che essa non può avere una vera confidenza se non avrà la conoscenza della propria miseria: questa cognizione e confessione della nostra miseria c’introduce davanti a Dio. Così tutti i grandi santi, come Giobbe, Davide e altri, incominciavano le loro preghiere dalla confessione della loro miseria e bassezza.
È ottima cosa il riconoscersi povero, abietto e vile, indegno di comparire alla presenza di Dio. Quel detto, celebre tra gli antichi: «Conosci te stesso», nonostante si riferisca alla conoscenza della grandezza ed eccellenza dell’anima, onde non avvilirla e profanarla in cose indegne della sua nobiltà, s’intende ancora della conoscenza della nostra indegnità, imperfezione e miseria: più ci conosceremo miserabili, tanto più confideremo nella misericordia e bontà di Dio.
Fra la misericordia e la miseria vi è una sì grande unione che l’una non si può esercitare senza l’altra. Se Iddio non avesse creato l’uomo, sarebbe stato, per certo, infinitamente buono, ma non sarebbe stato attualmente misericordioso; poiché la misericordia non si esercita se non verso i miserabili.

Commento al Vangelo di oggi:

Gesù con una parabola ci parla della sincerità interiore che libera dalla presunzione di ritenersi giusti e di giudicare gli altri.
L’ascolto dello Spirito che ci abita ci aiuta a scoprire e ad accettare la nostra realtà di peccatori perdonati dall’infinita misericordia del Padre. Gesù manifesta la verità della nostra piccolezza, facendosi povero come noi, chinandosi sulle nostre debolezze.
Ascoltando il vangelo con la luce dello Spirito riconosciamo la nostra miseria e cresciamo nell’amore per la sorella e il fratello, scoprendo che siamo tutti gratuitamente amati nella nostra debolezza.
Abbandoniamoci con fiducia alla volontà del Padre, sperimentiamo il suo amore misericordioso e doniamolo a tutti condividendo ciò che abbiamo, rispettando la dignità di tutti, nel dialogo e nella disponibilità.

   

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