Un nome sulle labbra di Dio

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In quei giorni, Samuèle dormiva nel tempio del Signore, dove si trovava l’arca di Dio. Allora il Signore chiamò: «Samuèle!» ed egli rispose: «Eccomi», poi corse da Eli e gli disse: «Mi hai chiamato, eccomi!». Egli rispose: «Non ti ho chiamato, torna a dormire!». Tornò e si mise a dormire.  Ma il Signore chiamò di nuovo: «Samuèle!»; Samuèle si alzò e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Ma quello rispose di nuovo: «Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!». In realtà Samuèle fino allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore.  Il Signore tornò a chiamare: «Samuèle!» per la terza volta; questi si alzò nuovamente e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Dal brano biblico che abbiamo  appena letto possiamo dedurre un aspettato di Dio chiaro, semplicissimo ed evidente: Egli è una voce.  Non una voce generica, vaga, qualsiasi; non proferisce discorsi complessi o altisonanti: le sue labbra pronunciano un semplice nome,  il nostro nome. Samuele, Samuele, Samuele: un nome pronunciato non una volta, non due volte ma tre volte, cioè sempre. Dio ha sempre sulle sue labbra il nostro nome, parla sempre di noi, si preoccupa di noi. Il nostro Dio è meraviglioso, affascinante: misterioso da un lato, estremamente famigliare dall’altro. Misterioso perché inafferrabile, “sempre oltre”, ci precede; famigliare perché porta il nostro nome “inciso nel cuore”. Essere “chiacchierati da Dio” significa che la nostra esistenza umana va oltre il contingente, ogni nostro istante è già proiettato in una dimensione che non ci appartiene pienamente, diventa il punto di congiunzione tra il cielo e la terra. Samuele, Samuele, Samuele … Il nome del giovane inserviente di Eli risuona nel tempio ma il suo eco diventa progetto, incontro tra la volontà di Dio e l’”eccomi dell’uomo”; un nome posto sulle labbra di Dio diventa Parola, Parola eterna, che non passa, che non sarà mai dimenticata. Partendo da questa prospettiva la vita dell’uomo diventa un paradosso:  si può anche fallire, scivolare nell’oscurità peccato, voltare le spalle alla casa paterna ma rimanere Parola, far parte di una “Rivelazione” che va oltre le nostre infedeltà e le nostre debolezze. Ecco perché nella Bibbia nulla va perso o dimenticato: la santità e l’iniquità umana vengono narrate, redatte e scritte per sempre in un libro senza fine e senza tempo. Si, bisogna proprio dirlo, abbiamo il dovere di dirlo: il nostro è un Dio meraviglioso.

 don Luciano Vitton Mea