Quei bambini nelle mani degli orchi

organi-bambiniQuando nei primi anni novanta l’ex ministro della famiglia Antonio Guidi ipotizzò che anche da noi poteva essersi verificata l’infamia di un traffico clandestino di organi, l’illustre transpantologo italiano Raffaello Cortesini liquidò tale ipotesi come “Una leggenda per la quale il ministro ha letto troppi libri di fantascienza”. Ora quella leggenda, in molte parti del mondo, assume i contorni di una dura e obbrobriosa realtà. L’Onu che alle leggende, alcune volte, non vuole credere, seppur con notevole ritardo, ha sguinzagliato 35 esperti perché raccogliessero prove definitive. E la fumosa cornice di una perfida favola assume lo spessore di una terribile verità; le prove e le testimonianze appaiono molteplici e schiaccianti. Dalle periferie più povere ed abbandonate delle grandi città dell’America Latina, attraverso canali oscuri e insospettabili, migliaia di “Meninos de rua” (bambini di strada) vengono uccisi e privati degli occhi e degli altri organi che vengono poi venduti ai ricchi malati dell’occidente. Il mercato degli organi infantili è tra i più promettenti perché la merce che offre è di difficile reperibilità, la richiesta inesauribile e la domanda non lesina sul prezzo. Le coordinate di questo silenzioso e mostruoso olocausto toccano i maggiori paesi dell’America Latina. Cerchiamo di tracciarle grazie all’ausilio di alcuni precedenti che hanno permesso alla Commissione Onu di raccogliere le prove dell’infame commercio. In Brasile, dove ogni anno vengono uccisi migliaia di bambini di strada, padre Barruel, professore di Teologia all’Università di San Paolo, sostiene che il “75% dei cadaveri presentano mutilazioni interne e sono privi del bulbo oculare. In Honduras, a S.Pedro, la polizia scopre nel 1980 diverse case clandestine chiamate case de engorde, case di ingrassaggio. All’inizio si pensa a un semplice centro di smistamento per adozioni illegali.

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Nel 1987 si scopre una verità infinitamente più terribile: il segretario della Giunta nazionale del benessere social, Leonardo Villeda, rivela che i piccoli erano utilizzati come donatori di organi e venivano venduti a 10 mila dollari. In Guatemala nel 1988 la polizia arresta due trafficanti di bambini di nazionalità israeliana, Michal e Luis Roiman. “I detenuti hanno confessato dice il direttore dell’ufficio contro la droga Miguel Aguirre che esportavano bambini negli Stati Uniti e in Israele e venivano venduti a settantacinque mila dollari a famiglie che avevano bisogno di trapianti per i loro figli. In Argentina nel 1985 il giudice Mahiquez aveva ordinato un inchiesta sul traffico di sangue e di organi che avevano come centro la clinica psichiatrica Montes de Oca a Torres. Nel 1992 l’allora ministro della sanità ammette cheil direttore della clinica prelevava sangue e organi, in particolare cornee, ai malati di mente (naturalmente senza il loro consenso).
Dalla Colombia arriva sugli schermi della francese Antenne 2 un reportage dal quartiere Compartier de Soacha, vicino a Bogotà: appare una bimba rapita e restituita alla sua famiglia dopo che le sono stati asportati gli occhi.
A Cundimarca un contadino, Barido Mesa racconta di aver trovato, presso una fogna, il cadavere di un bimbo di 4 anni privo
di bulbi oculari. All’inizio non viene creduto, ma nell’atto di morte firmato dal medico dell’ospedale regionale si parla di un bambino non identificato e privo di occhi. Anche se dalla commissione ONU non trapelano i nomi dei paesi implicati in questo vergognoso commercio, una cosa appare certa: il traffico di organi esiste e a provarlo non sono dei semplici indizi ma innumerevoli e autorevoli testimonianze. Ed è palese che coloro che pagano sulla loro pelle questa indicibile crudeltà non sono i ricchi ed opulenti bambini occidentali, ma migliaia di poveri e indifesi bambini dei paesi in via di sviluppo.

Questo articolo fa parte del numero speciale di “I Care, La voce del silenzio” che puoi scaricare gratuitamente cliccando QUI