Piccoli davanti a Dio e davanti agli uomini

bambini

La legge del Cristo non può essere vissuta che da cuori umili e dolci. Quali che siano i loro doni personali e il  loro posto nella società, le loro funzioni o i loro beni, la loro classe o la loro razza, i cristiani restano persone umili: dei piccoli.
Piccoli davanti a Dio, perché da lui creati e da lui dipendenti: qualsiasi siano le strade della vita e dei suoi beni, Dio in ogni cosa è all’origine e al termine.
Dolci come fanciulli deboli e amanti, vicini al Padre forte e amante. Piccoli perché si sanno davanti a Dio, perché conoscono poche cose, perché limitati nella conoscenza e nell’amore, perché capaci di ben poco. Non discutono la volontà di Dio negli avvenimenti che capitano né ciò che il Cristo ha ordinato di fare: purchè in tali avvenimenti essi compiano– per quanto sta in loro– la volontà di Dio.
Piccoli davanti agli uomini. Piccoli, non importanti, non dei superuomini: senza privilegio, senza diritto, senza possesso, senza superiorità. Dolci, perché teneramente rispettosi di ciò che Dio ha creato ed è ferito e offeso dalla violenza. Dolci, perché anche loro sono vittime del male e da esso contaminate. Hanno tutti la vocazione di perdonati, non di innocenti. Il cristiano è votato al combattimento. Non ha privilegi, non ha diritti. Ha il dovere di lottare contro l’infelicità che è conseguenza del male. Perciò non ha che un’arma: la sua fede. Fede che deve annunziare, fede che trasforma in bene il male, se lui stesso accoglie la sofferenza come un’energia di salvezza per il mondo, se morire è per lui dare la vita; se ogni dolore altrui diventa il suo.
Nel tempo, attraverso la sua parola e i suoi atti, attraverso la sua sofferenza e la sua morte, egli lavora come il Cristo, con il Cristo, per il Cristo.

(M. Delbrèl, Che gioia credere, Torino 1970, 117s., passim)

briciole di vangelo

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