Portare l’altro e amarlo senza desistere

Ciò che conta è il portare: portare l’altro in tutte le sfaccettature del suo carattere, anche quelle difficili e sgradevoli, e tacere dei suoi torti e dei suoi peccati, anche contro di noi; portare e amare senza desistere: ecco, questo ci avvicina al perdono!

perdonare le offese

Chi si pone in un simile atteggiamento nei confronti dell’altro, di suo padre, di un suo amico, della propria moglie, del proprio marito, ma anche nei confronti degli estranei, di tutti coloro che incontra, sa bene quanto sia difficile. Gli verrà talvolta da dire: “No, adesso non ne posso più, non riesco più a sopportarlo, la mia pazienza è al limite; così non può continuare:

“Signore quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me?” Per quanto tempo dovrò sopportare che egli sia duro verso di me, che mi offenda e mi ferisca, che manchi di attenzione e di delicatezza, che continui a farmi del male? “Signore, quante volte?”

Dovrà pur aver fine tutto questo; si dovrà pure una buona volta, chiamare il torto con il suo nome; no, non è possibile che il mio diritto sia sempre calpestato. “Fino a sette volte?”

E’ un vero tormento questo interrogarmi: “Come me la sbrigherò con costui, come farò a sopportarlo? Dove comincia il mio diritto nei suoi confronti?”.

Perdonare

 

Ecco, facciamo dunque come Pietro, andiamo da Gesù, andiamo a porla sempre a lui questa domanda. Se andiamo da un altro o se interroghiamo noi stessi, non otteniamo alcun aiuto, o solamente un pessimo aiuto. Gesù ci può essere realmente di aiuto. In maniera del tutto sorprendente, però:

“Non ti dico fino a sette, risponde a Pietro, ma fino a settanta volte sette”; e sa bene che è l’unica maniera di aiutarlo.

 

 

briciole di vangelo

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