SALE E ZUCCHERO

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Il saggio mette un pizzico di sale in tutto quello che dice e un pizzico di zucchero in tutto quello che sente. (detto cinese). 
Parlare con sapore è importante, tant’è vero che la parola «sapienza» deriva dal latino sàpere che, prima di tutto, vuol dire «aver sapore, gusto». Non basta solo dire le cose, bisogna infondervi calore e colore; non è sufficiente insegnare dati e date a scuola, è necessario mostrare la vitalità e l’efficacia del messaggio che si comunica. La passione con cui si dialoga vuol dire anche usare parole che abbiano contenuto e verità. Il sale può anche bruciare: l’autenticità di un discorso sta anche nella sua capacità di sommuovere le coscienze e scuotere la volontà. Il proverbio cinese ha, però, un altro profilo che riguarda l’ascolto. Qui entra in scena lo zucchero, cioè la dolcezza, la comprensione, la generosità. Non si dev’essere “fiscali” nel giudicare il prossimo, attaccandoci a ogni increspatura o incidente di percorso nel suo parlare e agire. Gesù aveva suggerito, in modo molto significativo, il ricorso a una «misura buona, pigiata e scossa e traboccante» nel giudicare gli altri (Luca 6, 38). È, questo, lo zucchero che attenua l’amaro di certe frasi degli altri, impedendo che si trasformino in una catena di odio. C’è una bella parola italiana che denota una virtù preziosa, la “magnanimità”. Cerchiamo di avere sempre una mente aperta, un cuore largo, un’anima grande.

briciole di vangelo

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