Effatà, ovvero: Apriti!

effata apriti“Qualcuno ha bussato non alla porta di casa ma a quella del tuo cuore. Subito si è affacciato il sospetto. E ha detto: Non aprire! Potrebbe essere chi vuol farti del male. Qualcuno ha bussato non alla porta di casa, ma a quella del tuo cuore. Subito si è affacciata la paura. E ha detto: Non aprire! Potrebbe essere un nemico che insidia i tuoi averi. Qualcuno ha bussato non alla porta di casa ma a quella del tuo cuore. E la voce del calcol interessato ha insinuato: Guardati dall’aprire! Non ci guadagni proprio nulla; è una seccatura”. Quando ho letto questa breve riflessione di Maria Pia Giudici nel suo libro “Elogio della vita” subito ho pensato al brano evangelico di Marco della guarigione del sordomuto. L’uomo che viene menzionato nel Vangelo non sente isolamento e di solitudine. Ma quale muro di separazione provoca la sordità interiore, un cuore incapace di cogliere la voce sommessa di chi gli sta accanto.
Un sordomuto. Assomiglia molto a noi, quando siamo nel peccato. Sottolinea in una bellissima omelia San Beda il venerabile: “Il sordomuto che fu curato in modo mirabile dal Signore simboleggia tutti quelli, tra gli uomini, che per grazia divina meritano di essere dall’inganno del diavolo. Infatti l’uomo è diventato sordo all’ascolto della Parola di vita dopo che, gonfio di superbia, ascoltò le parole mortali del serpente indirizzate contro Dio; è diventato muto al canto delle lodi del Creatore da quando ha presunto di parlare con il seduttore”. Effatà”, cioè “Apriti”. Una brevissima parola densa di significato che esprime la potenza di Dio che non solo ci libera dai mali fisici ma soprattutto da quelli spirituali. Il più grande miracolo non è far udire un sordo ma convertire un cuore. Alcuni anni fa sono stato a Lourdes e mentre i miei scout prestava servizio come barellieri io mi ero reso disponibile per le confessioni. Lì ho potuto constatare i miracoli quotidiani che la Madonna compie: peccatori incalliti, persone che da anni non si confessavano inginocchiarsi davanti al sacerdote e piangere per il male commesso e dopo l’assoluzione vederli felici, contenti, sereni. Dio ridona ad ognuno di noi, con un semplice tocco, un cuore da bambino. “Qualcuno ha bussato, ancora e con insistenza, alla porta del tuo cuore. Il bambino del regno che si era assopito in fondo, proprio molto in fondo al cuore, si è destato gridando: Spalanca subito questa porta, se vuoi con te la gioia. Tu apristi finalmente! Era il Signore”

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