Atti degli Apostoli: La missione sbarca in europa

Abbiamo visto in precedenza l’inizio del secondo viaggio missionario. Scopriamo ora cosa succede quando la Missione arriva in Europa:

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16,11-40 Paolo e Sila in Macedonia

Si imbarcano a Troade e giungono a Neapoli, si spostano poi a Filippi, capitale della Macedonia ma siccome non c’è una sinagoga, si dirigono verso il fiume dove ci sono dei luoghi di preghiera e iniziano ad annunciare la Parola.

Tra le donne che li ascoltano, una certa Lidia viene toccata dalla grazia. Si converte, riceve il battesimo e li ospita in casa sua.

16,14 ‘Il Signore l’aiutò a capire perchè credesse…’.

È importante non dimenticarlo mai. Nostro compito è parlare, annunciare, testimoniare… ma non siamo noi a convertire la gente. Se non è Dio a toccare il cuore, le nostre parole, anche se belle, resteranno sempre lettera morta…

16,16 ‘Questi uomini sono servi del Dio Onnipotente…’.

Paolo e Sila vengono seguiti per vari giorni da questa donna posseduta da un demonio, e che ha il potere strano di indovinare il futuro. Essa è una schiava, e rende molto ai suoi padroni a causa di quel suo dono. Allora Paolo, infastidito dalle sue grida, scaccia il diavolo da lei ed essa si ritrova senza poteri divinatòri, magici.

Immaginate la rabbia dei suoi padroni, che vedono svanire tanti bei guadagni facili…. Accusano quindi Paolo e Sila di essere dei truffatori facendoli picchiare e incarcerare.

16,25 Paolo e Sila pregavano e cantavano inni…

Durante la notte, mentre essi pregano, un terremoto squassa la prigione permettendo ai detenuti di scappare. Il capo carceriere, pensando che i Paolo e Sila fossero fuggiti (avrebbe dovuto rispondere della loro fuga con la sua vita…), sta per uccidersi, ma Paolo lo previene: ‘Non farti del male. Siamo ancora qui’. Il carceriere rimane sconvolto da questo loro comportamento. Li accoglie in casa e li cura…

16,30 ‘Signori, cosa devo fare per essere salvato?  Credi…

Cosa ha sconvolto tanto quel carceriere? Il trovarsi davanti a una logica opposta alla sua. Una logica che permetteva a lui di avere una speranza.
Perchè la logica nella quale lui viveva, quella del potere imperiale romano, non ammetteva sbagli dai suoi soldati: ‘Se Obbedisci avrai onori, se sbagli paghi’. Venir meno alla consegna, per un soldato, era un delitto capitale.

16,34 ‘Li invitò… offrì loro… e fece festa, per la gioia di aver creduto in Dio’.

Quella nuova logica aveva indotto i suoi prigionieri a non profittare dell’occasione, a non fuggire. Aveva permesso a lui di avere una nuova chance. Gli ha fatto sperimentare un qualcosa che forse non aveva mai conosciuto: la solidarietà e la gioia.
Se gli apostoli fossero stati meno coerenti, se avessero approfittato dell’occasione e fossero fuggiti… tutto questo sarebbe capitato?
Quello che cambia il cuore dell’uomo è Dio, ma l’occasione gli è data da colui che annuncia la Parola.
Ma se colui che annuncia la Parola non è credibile… chi ascolterà la Parola che egli annuncia…?

Facciamoci una domanda: quante volte noi cristiani abbiamo il coraggio di comportarci in modo controcorrente, non interessato, così da far dire a chi c’è intorno: ‘Ma chi te lo fa fare?’

Eppure la vera testimonianza nasce lì. La testimonianza si fa anche (ma non soltanto) con le parole. Con le scelte concrete che si fanno, con la testimonianza quotidiana.
“E fece festa per la gioia di aver creduto in Dio” Pensate quanti battezzati, oggi, sono scocciati dal fatto di essere battezzati: ‘Devo far questo… Non devo far quello… Vogliono che io…
Per noi, l’aver avuto l’opportunità di conoscere Cristo, è fonte  di gioia? … O è solo fonte di problemi, di impegni, di doveri…?

La fede è dono. Un dono che poi impegna, se lo si accetta… ok, però fondamentalmente è un dono che dovrebbe riempire di gioia…

Gli apostoli vengono poi liberati con tutti gli onori… ma sono invitati dalle autorità a lasciare la città.
Anche nel secondo viaggio troveremo quel susseguirsi di diffidenze e opposizioni che abbiamo visto nel primo viaggio. Diffidenze e opposizioni che sono per gli apostoli fonte di continui pericoli e di improvvisi spostamenti… E talvolta gli oppositori di Paolo diventeranno così caparbi da seguirlo di città in città, per impedirgli di svolgere la sua missione in pace.

17,1-8 Paolo e Sila a Tessalonica

In questa città Paolo predica principalmente agli ebrei. Qui nascerà una piccola Chiesa, cara all’apostolo. Il Nuovo testamento conserva due Lettere di Paolo a questa comunità cristiana dove predica nella sinagoga

17,3 ‘ Spiegava le profezie… Dimostrava che il Messia doveva soffrire e risorgere

Che deve fare Paolo? Deve fare con loro lo stesso lavoro che Gesù ha fatto con gli apostoli: dare loro occhi nuovi per capire la Scrittura.

È lo stesso lavoro che siamo chiamati a fare anche noi, se vogliamo che la fede in Gesù non resti lettera morta…

17,5 Ma gli ebrei furono presi da grande gelosia…’.

Perchè ‘gelosia’? Perchè han paura di restare in pochi: ‘Se tutti vanno con questi nuovi predicatori, chi resterà con noi…

Non si chiedono: ‘È vero o falso quello che annunciano?’. Ma solo se ci guadagnano o ci rimettono’.

Lo sappiamo bene… Quando in noi la preoccupazione per il nostro interesse diventa dominante, è difficile conservare occhi limpidi e capacità di giudizio…

Nascono quindi dei tumulti e Paolo e Sila devono scappare andando a Berea.

17,10-15 ‘ Accolsero la predicazione con grande entusiasmo. Ogni giorno esaminavano…’.

L’accoglienza degli ebrei di Berea è molto diversa da quella di Tessalonica. C’è apertura, disponibilità. Per una volta tanto Paolo ha l’impressione di poter annunciare il vangelo in pace. Ma..

17,13 Gli ebrei di Tessalonica vennero… misero in agitazione…

Paolo e Sila devono in fretta riprendere il proprio cammino, sempre più verso il sud… Ma Dio sa scrivere diritto sulle nostre righe storte. Perchè quegli ebrei cacciano Paolo di città in città? Perchè non accettano il suo annuncio e lo contrastano con violenza. Non vogliono che il suo insegnamento venga accolto.

Cosa ottengono, in concreto? Che spingono Paolo, forse più velocemente di quanto avrebbe desiderato, verso il centro della cultura pagana dell’epoca: Atene, capitale della Grecia.

 

(nella prossima riflessione ritroveremo Paolo che dovrà vedersela con il popolo greco)

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