Commento al Vangelo del giorno – 27 Settembre – Chi non è contro di noi è per noi.

Il Vangelo di oggi: Mc 9,38-43.45.47-48

Gesu-scaccia-i-demoniIn quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi. Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa. Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».

Commento al Vangelo di oggi:

Gesù, che è Dio, «non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita». Il Dio altissimo ha voluto essere bassissimo e umiliarsi tra gli ultimi della terra, come il vero Pastore che sta per ultimo, dietro le sue pecore, e le spinge verso pascoli di vita eterna. Gesù vuole mostrare nel servizio e nell’amore la sua misericordia, ed è così che siamo chiamati a comprenderne il senso e ad accoglierla nella nostra vita.

Intanto, due uomini, uno chiamato Eldad e l’altro Medad, erano rimasti nell’accampamento e lo spirito si posò su di essi; erano fra gli iscritti ma non erano usciti per andare alla tenda; si misero a profetizzare nell’accampamento. “Numeri 11,25-29”

libro dei numeriIl racconto del libro dei Numeri presenta l’organizzazione del popolo d’Israele nel suo viaggio verso la terra promessa. Presentato come una comunità santa — di cui tuttavia non vengono taciuti errori, debolezze, ribellioni —, Israele è guidato da YHWH che abita in mezzo al popolo e, accompagnandone le gesta con la sua potenza, manifesta la sua signoria anche sulle popolazioni limitrofe. Il nostro brano mette in evidenza la strutturazione del governo della comunità. Mosè è il mediatore per eccellenza tra Dio e il popolo. A lui il Signore parla direttamente ed è lui che ha ricevuto in pienezza lo spirito (v. 25a). Gli vengono affiancati settanta anziani (v. 25b), i quali partecipano dell’autorità carismatica di Mosè. Il testo prosegue comunicando una verità che segna un avanzamento importante nel cammino dell’uomo religioso: il dono di Dio non è rigidamente legato a un luogo, ma raggiunge la persona lì dove essa si trova. È il caso di due uomini che, pur convocati tra i settanta anziani, non si erano recati nel luogo fissato. Anche su di loro è effuso lo spirito (v. 26), suscitando il disappunto di Giosuè (v. 28). L’affermazione della libertà sovrana di Dio nel suo agire (v. 29) è il messaggio altissimo che interpella il credente di ogni tempo, sempre tentato di rinchiudere Dio negli angusti spazi di una `giustizia’ che si arroga il compito di salvaguardare i presunti diritti di Dio calpestando quelli delle persone umane.