Dentro le cose

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In quel tempo, il Signore disse:  «A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”. 

Un antico racconto narra di un sordo che un giorno uscì di casa e si avviò verso la piazza del paese dove la gente, guidata da un musicista con il suo strumento, cantava, ballava e danzava festosamente. Giunto ai margini della piazza il sordo si fermò sorpreso e, osservando la scena, disse fra sé e sé: «qui sono diventati tutti matti». Questo sordo è l’immagine degli uomini di cui parla Gesù. L’incredulità è l’incapacità di cogliere i segni e la presenza di Dio sono mali che non conoscono stagioni. Siamo avvolti in suoni misteriosi, da melodie dolci e delicate eppure i nostri piedi non si sciolgono al ritmo della danza. Dio, perfetto musicista, suona per noi, compone sui righi della nostra vita il suo canto d’amore e noi siamo sordi, non cogliamo il capolavoro che ha composto per noi. Bisogna fermarsi, lasciare spazio al cuore, alle sue leggi, ai moti delle sue emozioni. C’è “cuore” ogni volta che l’uomo nel suo cammino quotidiano, magari senza fermarsi, scende ‘dentro’ le cose che vive per osservare, comprendere, valutare, progettare la vita dal punto di vista di Dio e nel fare questo intreccia un dialogo personale con Lui. Solo così, nella stanza del cuore, cogliamo la dolce musica e sciogliamo i nostri piedi al ritmo con cui si balla e si danza la vita.

Meditazione di don Luciano Vitton Mea