Diventare nuova creatura
Ci troviamo allora di fronte a una scelta decisiva, una scelta di vita: possiamo vivere per «apparire», cioè per l’esterno, per le apparenze. O, al contrario, preferiamo vivere secondo quello che vi è in noi di più sostanziale, raggiungendo le più vive profondità di noi stessi. Nel primo caso, vivere per l’esterno significa agire per essere visti, anche solo in una piccola cerchia, per essere lodati, ammirati. Significa porsi sempre sotto lo sguardo degli altri, come di fronte a uno specchio; significa agire o parlare soltanto in funzione degli altri per non dispiacere loro. Significa infine trasformare la vita in una grande mascherata in cui ciascuno cura la propria maschera. Ma quello che sembra in un primo tempo una facile e piacevole commedia, lascia nel cuore di colui che la recita un grande vuoto e una profonda insoddisfazione. Egli si sente molto presto estraneo non soltanto agli altri, ma a se stesso, il che è ancor più terribile. Viceversa, colui che osa essere se stesso, giudicare ed agire secondo il suo intimo senso della verità, quali che siano le apparenze e le opinioni intorno a lui, sente che a poco a poco in se stesso prende forma un essere pieno, solido e stabile, come una pagliuzza d’oro più preziosa di tutto ciò che si può acquistare sui mercati. Quest’essere è proprio lui, la sua stessa «sostanza», che nessuno può togliergli. Nello stesso tempo, egli si sente armonizzato con ciò che vi è di migliore negli altri. Arriviamo qui a quella che viene chiama vita interiore nel suo significato più autentico. Se vogliamo sapere che cosa sia, impariamo a guardare in noi: la vedremo scorrere continuamente, ad immagine della linfa che scorre nella corteccia delle nostre attività e dei nostri pensieri. Essa è costituita dai nostri sentimenti personali.
Marie-Benoite Angot in La vita di Adorazione, pp. 55-56

