E’ la bontà di Dio …

1006VescovoMonari

Venerdì  23  Agosto 2013

GIORNALE DI  BRESCIA

«È la bontà di Dio a rendere possibile quella dell’uomo»

Il Vescovo di Brescia sull’intervista nella quale l’oncologo motiva la negazione dell’Assoluto

con la presenza del male

 

È interessante (e curiosa) l’intervista con cui il professor Umberto Veronesi presenta ai lettori del Corriere della Sera (domenica 11 agosto, pag. 21) il volume in cui racconta di se stesso. Il titolo del libro non lascia molto spazio alle interpretazioni ed espone chiaramente la tesi di fondo: «Credo nell’uomo, non in Dio». Interessante, come dicevo, è il modo in cui il professore fonda la sua convinzione. Da una parte il male che c’è nel mondo è la chiara dimostrazione che Dio non esiste. «Mi sono chiesto: come mai un Dio buono può permettere tutto questo male?». La descrizione del male nel mondo è sintetica, ma del tutto chiara: «Non di­mentichiamo… che il secolo scorso è stato il secolo del dolore, delle guerre mondiali, della Shoah, di torture e di violenze inaudite». Non potremmo che assentire a questa descrizione; il male nel mondo c’è ed è diffuso. Dunque è ragionevole ritenere che non esista alcun Dio. Dall’altra parte, dice Veronesi, «l’uomo ha fatto balzi da gigante… in diecimila anni di storia si è emancipato». E cita, come esempi, l’integrazione razziale negli Stati Uniti e la fine del rogo degli eretici. È vero che si potrebbero avere seri dubbi sulla bontà dell’uomo (le guerre mondiali, la Shoah, le torture e violenze ricordate sopra sono sua opera diretta), ma l’evoluzione storica apre la speranza a un futuro più roseo. L’emancipazione che abbiamo conosciuto nei secoli passati continuerà. Anzi, dice Veronesi, «sono vicino alla posizione di Sant’Agostino, per il quale l’uomo è buono; nasciamo buoni, il male è solo una privatio boni, una privazione del bene».

Lasciamo stare l’interpretazione di Sant’Agostino, che non ci riguarda qui; ma l’incoerenza mi sembra palese. L’esistenza del male è un impedimento invincibile quando si tratta di credere in Dio mentre è un semplice accidente superabile quando si tratta di fondare la fede nell’uomo. È corretto questo modo di argomentare? Chiaramente no. E per un motivo semplicissimo. Supponiamo che esista un Dio creatore del mondo. A Lui, necessariamente, dobbiamo attribuire anche la creazione dell’uomo. Se l’uomo è creatura buona (in senso metafisico, cioè nel senso che è una cosa buona il fatto che l’uomo esista) è necessariamente creatura buona anche il mondo nel quale l’uomo esiste (e fuori del quale l’uomo non può esistere) e può quindi essere buono anche il Dio che lo ha creato. Il prof. Veronesi si immagina fuori del mondo, come un giudice che deve valutare l’esistenza di un mondo esterno a lui. Ma questa è un’immaginazione falsa. Se Dio esiste, Dio ha creato il mondo e l’uomo nel mondo. Si tratta di vedere se questo mondo con tutto quello che ne fa parte (quindi anche l’uomo, la cultura umana, i pensieri e i sentimenti e le realizzazioni dell’uomo …) è cosa buona e quindi può essere  attribuita alla creazione di un Dio buono. O se il mondo nel suo complesso (quindi uomo compreso) è cosa cattiva, indegna di essere fatta e quindi opera che non può essere attribuita a un Dio intelligente e buono (ma, eventualmente, a un genio intelligente e potente, ma cattivo).

Lo «statuto» di un Dio e quello dell’uomo sono più legati di quanto il prof. Veronesi ritenga; la bontà dell’uomo rivela (anche se oscuramente) la bontà di Dio e la bontà di Dio rende possibile (anche se non necessaria) la bontà dell’uomo. Per me, credente, anche l’esistenza del dottor Veronesi, col suo ammirevole impegno contro il cancro, è un segno dell’amore di Dio che ha creato questo mondo e, in questo mondo, ha creato anche i ricercatori, gli scienziati, i filantropi.

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Mons. Luciano Monari

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