Freddo e caldo

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Bisognosi anzitutto /di silenzio e di calore, /produciamo /freddo e chias­so brutali. (Auden)

Il poeta è un ladro di fuoco, il fuoco di­vino che incendia i cuori e brucia le scorie. Questo vale anche per i versi che abbiamo sopra citato: Essi pun­tano dritto al cuore della società contemporanea che ha fatto con­quiste strepitose in campo tecnologico, ma che sembra regredire verso le caverne con la sua brutalità urlata e con la sua indifferen­za gelida nei confronti del prossimo. L’accento cade proprio su quelle due parole, «freddo» e «chias­so». Esse sono non di rado una sorta di stendardo levato in alto, quasi a segnalare la propria esistenza. Da un lato, c’è il gelo di un comportamento egoista che si preoccupa solo di farsi strada, anche prevaricando sugli altri, che si isola nel circuito protetto della pro­pria intimità, ignorando ciò che accade oltre la propria porta blin­data. La stessa comunicazione informatica è di sua natura «fred­da», affidata a un battito di tasti e a uno schermo vitreo. D’altro lato, però, c’è una nuova forma di coesistenza che è quella della massa ove abbondano il chiasso e l’urlato: basta soltanto accendere la te­levisione e seguire certi programmi la cui sigla è la sguaiataggine, la trivialità, la rozzezza, l’aggressività. Oppure entrare in una di­scoteca assordante ove per ore si consumano energie, dissolvendo i cervelli e le anime. Proprio per questo, Auden pronuncia quelle due parole necessarie: «silenzio», che è coscienza di sé, e «calore», che è amore autentico e incontro con l’altro.