Il cuore

Il cuore è la nostra casa, il nostro rifugio, un porto sicuro dove possiamo ritrovare noi stessi, il nostro vero volto, la nostra intimità; è il focolare della nostra esistenza, anfratto dove il tepore attenua i rigori del nostro pellegrinare. Lì troviamo i nostri sentimenti, la sorgente dei desideri, lo scranno delle decisioni. Deve essere custodito, riordinato, pulito. Soprattutto difeso: guai, se di soppiatto, vi entrano potenze invisibili, menzogne, tenebre. Come una casa, quando viene trascurata, cade in abbandono così il cuore quando non viene coltivato, riparato, tinteggiato. Insomma, il cuore, come ogni casa, deve essere abitato e frequentato. Quanti uomini vivono lontani dal loro cuore, preferiscono, quando scende la sere, pernottare presso un albergo, magari di lusso, ma comunque lontani dalla casa interiore; talune volte preferiamo prendere in affitto, a buon mercato, alcune stanze piuttosto che varcare la soglia di casa, piuttosto che rientrare in noi stessi. Guai essere lontani dal cuore: presto ci troveremo, parafrasando Dante, in una selva oscura, tra i marosi di un mare agitato, in “un’acqua perigliosa e guasta”. Qualcuno mi dirà: «Io non ho tempo di custodire la mia casa; il lavoro, le occupazioni non me lo permettono. Ormai è in disuso, sporca, trascurata. Preferisco abitare lontano da me stesso, in qualche stanza di un paese lontano, adagiata in un qualsiasi “sole del mattino”.» Non farlo! E’ il tuo cuore, la tua casa paterna, il tuo unico bene. Affidalo a Colui che tutto vede,  a chi te lo ha donato: “Immaginate di essere una casa, una casa vivente; e viene Dio a ricostruirla. Dapprima, forse, capite quel che sta facendo. Aggiusta le tubature, ripara le crepe nel tetto e così via: sono lavori che andavano fatti; lo sapevate, e non siete sorpresi. Ma ecco che egli comincia a mettere la casa sottosopra, a sconquassarla in modo orripilante […]. Dove diamine vuole andare a parare? La spiegazione è che egli sta costruendo una casa tutta diversa da quella che avevate in mente voi: creando qui un’ala nuova, là aggiungendo un piano, innalzando torri, aprendo cortili. Pensavate di diventare una casetta ammodo: ma lui sta costruendo un palazzo. Intende venirci a vivere lui stesso”(C.S. LEwis, Il cristianesimo così com’è, Adelphi, Milano 2007, 246-248, passim). E’ sera. Ritorno nella mia casa, nel mio cuore: tutto è nuovo, anzi arcano; lì trovo me stesso, la mia storia, il mio Dio.

don Luciano Vitton Mea