Una casa vivente

Non dobbiamo mai confidare che i soli nostri sforzi riescano a farci essere, sia pure per ventiquattr’ore, persone ‘decenti’. Se Dio non ci aiuta, nessuno di noi è immune da peccati madornali. […] Non meravigliamoci, dunque, se la via non è facile e piana. Immaginate di essere una casa, una casa vivente; e viene Dio a ricostruirla. Dapprima, forse, capite quel che sta facendo. Aggiusta le tubature, ripara le crepe nel tetto e così via: sono lavori che andavano fatti; lo sapevate, e non siete sorpresi. Ma ecco che egli comincia a mettere la casa sottosopra, a sconquassarla in modo orripilante […]. Dove diamine vuole andare a parare? La spiegazione è che egli sta costruendo una casa tutta diversa da quella che avevate in mente voi: creando qui un’ala nuova, là aggiungendo un piano, innalzando torri, aprendo cortili. Pensavate di diventare una casetta ammodo: ma lui sta costruendo un palazzo. Intende venirci a vivere lui stesso. Nella Bibbia ha detto che noi siamo ‘dèi’, e terrà fede alle sue parole. Se glielo consentiremo, perché — volendo — possiamo impedirglielo, Egli trasformerà il più debole e sozzo di noi in un dio o in una dea, in una creatura splendente, radiosa, immortale, pulsante in ogni fibra di un’energia, una gioia, una sapienza, un amore per noi ora inimmaginabili. […] II processo sarà lungo e a volte doloro­sissimo; ma questa è la posta in gioco. Niente di meno

(C.S. LEwis, Il cristianesimo così com’è, Adelphi, Milano 2007, 246-248, passim