Approfondimenti

Il Dio della fede

Sono certo che Dio ha scoperto me, ma non sono certo se io ho scoperto Dio. La fede è un dono, ma è nello stesso tempo una conquista. DAVID M. TUROLDO

 È di Dio e della fede che ora vorremmo parlare, consapevoli di riuscire solo a balbettare qualche parola come accade tutte le volte che ci si accosta al mistero, alla sua luce e al suo infinito. Ci siamo af­fidati a una considerazione di padre David M. Turoldo che punta di­ritto al cuore della fede e ai suoi due volti, dono e conquista. È, infatti, Dio che si muove per primo, anticipando la ricerca della sua creatura, tant’è vero che san Paolo citava una frase isaiana emblematica in cui il Signore affermava: «Io mi sono fatto trovare anche da quelli che non mi cercavano, ho risposto anche a quelli che non mi invocavano» (Romani 10,20). Come dice Turoldo, è Dio che scopre noi, mettendosi sulle nostre strade, parandosi innanzi mentre stiamo vagando verso falsi miti o il­lusioni o distrazioni. Ma la sua epifania — tranne in pochi casi (pensia­mo appunto a Paolo e alla sua «via di Damasco») — non è sfolgorante e accecante, non costringe la nostra libertà a un assenso forzato e obbligato. Esige un’adesione personale, libera, anche faticosa. I nostri occhi devono aprirsi perché noi vogliamo vedere. Come ricordava Dostoevskij, Cristo non è sceso dalla croce, come gli chiedeva la folla, perché «egli aveva sete di una fede libera, fiorita dal cuore e dalla volontà e non fondata su un prodigio». Il filosofo Seren Kierkegaard nella sua opera Timore e tremore (1843) osservava che «la fede è la più alta passione dell’uomo. Ci sono molti uomini che non arrivano fino ad essa, ma nessuno va oltre».

 Gianfranco Ravasi

 

   

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