Il dubbio

 MA-COSA-SEGUE-a30026059

“Non abbiamo dubitato, qualche volta, anche dell’amore dei nostri famigliari, forse dell’amore della nostra mamma? Certamente, qualche volta, avete dubitato dell’amore di vostra moglie o dell’amore di vostro marito o dell’amore dei vostri figlioli. La fatica di credere nell’amore! Ebbene il Signore ci recupera all’amore, ci aiuta a credere nell’amore.” (don Primo Mazzolari, Il Signore ci recupera all’amore, 26 marzo 1959).

 Il dubbio fa parte della vita, è una scorza dura che prima o poi tutti dobbiamo masticare. È attraverso il crogiolo del dubbio che la verità si concretizza, l’abbaglio cede il passo all’autenticità; non a caso Alessandro Manzoni sottolineava: “Meglio agitarsi nel dubbio che riposare nell’errore”. Come ogni esperienza umana anche la fede è provata dal dubbio, viene scossa dall’oscurità dell’ “indefinibile”; per questo motivo l’incredulità dell’apostolo Tommaso è il paradigma più emblematico di ogni ricerca umana, della fatica che facciamo nel credere all’amore, ad ogni amore, a maggior ragione all’amore di Dio nei nostri confronti. Tommaso, detto Didimo, dubita della testimonianza che gli viene resa dagli altri apostoli: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò». Gesù esaudisce il desiderio di Tommaso perché riconosce in lui la fatica di tutti noi, i marosi nefasti di ogni nostro dubbio, la durezza di tutte le nostre incredulità. San Gregorio Magno afferma con singolare lucidità e ingegnosa acutezza: «L’incredulità di Tommaso ha giovato a noi molto più, riguardo alla fede, che non la fede degli altri discepoli. Mentre infatti quello viene ricondotto alla fede col toccare, la nostra mente viene consolidata nella fede con il superamento di ogni dubbio. Così il discepolo, che ha dubitato e toccato, è divenuto testimone della verità della risurrezione». Così l’incredulo diventa il primo a riconoscere la divinità del Risorto, attraverso il dubbio Tommaso non riconosce solo il maestro di Nazareth, ma anche il suo Dio; colui che ha dubitato della parola dei suoi fratelli, ora li precede nella fede: «Mio Signore e mio Dio». Il dubbio, quando non è elevato a sistema, diventa il presupposto di una fede più vera e più autentica, diventa strumento di Dio, l’icona più bella della sua infinita pazienza. «Venne ancora il Signore e al discepolo incredulo offrì il costato da toccare, mostrò le mani e, indicando la cicatrice delle sue ferite, guarì quella della sua incredulità.» (San Gregorio Magno)