Il miracolo di ciò che è comune

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Non si tratta di meravigliarsi per eventi eccezionali, ma di sa­per cogliere lo straordinario, l’incredibile nelle realtà più comu­ni. L’israelita ripete tre volte al giorno nella preghiera: «Noi ti rin­graziamo, Signore, per i tuoi miracoli che sono quotidianamente con noi». Miracolo non è tanto il pesco che fiorisce in pieno in­verno, sotto la neve, bensì la pianta che si carica regolarmente di fiori in primavera. Le cose più difficili da vedere e da ammirare sono proprio quelle che abbiamo sempre sotto gli occhi. Il contemplativo — e tutti noi dovremmo avere lo sguardo del contemplativo — vede l’insolito nell’abituale, l’evento sensazionale nel normale. Il con­templativo, anche a novant’anni, considera una giornata come fosse “il primo giorno”. Il gusto dello straordinario crea assuefazione, disincanto. La capacità di accorgersi di ciò che è normale (senza darlo per scon­tato, come qualcosa che va da sé) provoca l’incanto. Meravigliarsi significa, in fondo, inventare le cose che esisto­no, scoprire ciò che conosciamo, desiderare quello che abbiamo.

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