Il povero di Dio

povertaGesù è stato povero come condizione familiare e come stile di vita. Con i suoi apostoli, ce lo dice il vangelo, talvolta, per mangiare, spigolava lungo la strada. Forse si pensa poco a questo: il Figlio di Dio che si curva a raccattare qualche spiga caduta ai mietitori, per sfamarsi. In altra occasione dice: “Le volpi hanno le loro tane, gli uccelli i nidi. Il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”. Qualcuno gli domanda: “Signore, dove abiti?” E Gesù: “Venite e vedete”. Quelli vanno e che cosa vedono? La felicità di un’umile povertà, non predicata sui tetti, non ostentata in un programma prestabilito, ma vissuta. Quando il Signore parla della sua povertà mostra chiaramente che non la porta come un peso, non la subisce come una sventura, non la considera un’ingiustizia sociale. Infatti afferma: “Non affannatevi per la vostra vita… non accumulate tesori sulla terra, dove il tarlo e la ruggine consumano. Accumulateli per il cielo.” Questo è il messaggio che Gesù annunzia con dolcezza, quasi a dire “!Guardate me, prendete la mia vita a modello.” Egli trascorre le giornate, po l’altra, dimentico di sé, lontano da preoccupazioni materiali, libero. Dovunque va pellegrinando si trova come a casa sua: c’è sempre il Padre a offrirgli un pane. Passa per le strade con nobiltà e serenità: è il Padrone di tutte le cose. Tuttavia non fa ombra o concorrenza al Signore Dio di tutte le cose. Quelli che vogliono seguirlo la prima cosa che devono abbracciare è la povertà. La loro sicurezza è riposta in lui, il povero di Dio. Ma perché Gesù vive da povero? Perché ha bisogno di essere libero, disponibile per le cose del Padre suo: egli si occupa del Regno, per questo mette da parte tutto il resto. Ecco il mistero della povertà di Gesù.