Vangelo di oggi

Il Vangelo del giorno – Domenica11 febbraio

Vangelo di Marco 1, 40-45

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Contemplo:

La guarigione è segno di una salvezza che si dà pienamente nella riconciliazione e in una conseguente vita nuova libera dal peccato e dal giudizio divino: “non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio”. San Francesco espliciterà l’effettiva preoccupazione non per la morte fisica, ma per quella al di fuori della salvezza annunciata dal Cristo.
Per Gesù la cura della vita — di ogni vita umana sofferente e bisognosa — è al di sopra del sacro  precetto del riposo. La sua parola di difesa giunge a rivelare il mistero profondo che sta all’origine di quella sua attività terapeutica che mette in questione il comandamento sabbatico: “Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco”.
Se Dio si riposa di sabato dalla sua attività creatrice, Egli però non cessa, anche di sabato, di esercitare la sua azione salvifica, e giudiziale, sul mondo intero a favore del suo popolo Israele.
E se l’agire salvifico di Dio non è sottoposto al precetto del riposo sabatico, allora anche l’azione del Cristo, per rendere umanamente visibile e portare a compimento la sua opera, non è legata al precetto sabatico: Egli può proclamarsi “Signore del sabato” che è fatto a favore dell’uomo e della sua vita. È la rivelazione del mistero di Gesù: Egli opera come il Padre suo opera e il fondamento di questa identità funzionale sta nel rapporto singolare e unico con Dio. Lo affermano, nella forma di un’accusa, i suoi stessi avversari quando gli imputano di “chiamare Dio il suo proprio Padre” e di farsi “uguale a Dio”.

Commento al Vangelo di oggi:

Il lebbroso purificato e restituito all’affetto dei suoi cari, si mise subito a divulgare la parola, cioè l’accaduto, ciò che Gesù aveva compiuto. In questo contesto parola ed evento, parola e azione stanno a confermare che Gesù è Parola non solo per ciò che dice o annuncia, ma anche per ciò che fa o compie.
La lezione che l’evangelista Marco qui vuole evidenziare è chiara: Dove arriva Gesù cadono le barriere divisorie, i muri insormontabili, le esclusioni, le segregazioni… E si evidenzia anche una chiara contrapposizione: il giudaismo divideva, separava, escludeva, condannava… Gesù reintegra, riaccoglie, ricompone, ricostruisce l’uomo; per Gesù “l’uomo!” prima di tutto!
Anche il suo gesto del “toccare”, oltre a donare la guarigione, esprime il contatto umano con colui che era stato segregato fino alla sua morte e che Gesù invece restituisce alla vita e alla società. Per Gesù non c’è l’uomo rifiutato, isolato, infettato, immondo, impuro, ma soltanto l’uomo da salvare, da guarire e da reintegrare.
Questa guarigione assume anche una valenza simbolica: Cristo ha ingaggiato una lotta senza quartiere verso tutto ciò che nell’uomo è male e ne vela e ne limita la crescita armonica. Anche il discepolo di Cristo è chiamato a percorrere le strade del mondo per farsi carico in prima persona delle molte lebbre moderne che devastano l’uomo: la droga, l’alcool, le tante esperienze di dipendenze e gli infiniti volti dell’emarginazione che annullano la personalità dell’uomo.
Chi si droga, chi si arrende alla forza dell’alcool e alle varie dipendenze è prima di tutto una persona fragile da rendere forte; è una persona sola da accompagnare; è una persona senza valori da rimotivare. Possiamo aiutare l’uomo ad affrancarsi da una terribile e alienante schiavitù perché egli sia e risulti uomo libero.

   

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