Vangelo di oggi

Il Vangelo del giorno – Mercoledì 15 Maggio

Vangelo di Giovanni 17, 11b-19

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo: «Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.
Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura.
Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno.
Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità.
La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità».

Commento al Vangelo di oggi:

La comunità dei credenti ‘un cuore solo ed un’anima sola’, vive la propria fede “nella” carità, cioè in quella particolare condizione della propria esistenza che rende possibile la propria disponibilità a fare ciò che il Signore chiede.
E cosa può mai volere da noi, che viviamo in questo mondo asciutto e senza regole, un mondo senza passioni “solo” con se stesso e con le proprie convenienze?
Da noi può volere solo l’amore incondizionato e senza misure, l’amore che non guarda in faccia alla massa ma che si proietta su ciascuno come ad un figlio prediletto.
L’amore fraterno allora risulta essere la proiezione qui in terra di ciò che già succede in cielo, lo specchio di quella vita senza tempo che è il premio promesso da Dio stesso.

Contemplo:

La visitazione è la scena del contagio della gioia e del dono dello Spirito santo. Non appena ha ricevuto il messaggio dell’angelo, Maria parte in fretta per visitare la sua parente e vivere con lei un’effusione inaugurale dello Spirito profetico. La sua partenza è anche una risposta della sua fede alla grazia.
Quando Elisabetta riceve il saluto di Maria, il movimento del suo bambino, Giovanni Battista, è un balzo di allegria, un trasalire di beatitudine (cfr. Lc 6,23), mentre sua madre è riempita di Spirito santo e diventa profetessa.
La prima voce umana che profetizza nel Nuovo Testamento è una voce di donna, proprio come saranno le donne le prime messaggere della risurrezione.
La parola profetica di Elisabetta è innanzitutto una benedizione. Tra tutte le donne, Maria è l’oggetto di una benedizione speciale, quella che fa di lei la madre del Messia, il Benedetto per eccellenza.
Elisabetta fa anch’essa un atto di fede, poiché vede già nella madre di Gesù la madre del suo Signore. Proferisce in seguito la prima beatitudine, quella della fede: Maria è beata perché ha creduto che sarebbe diventata la madre del Messia.

   

il Podcast di don Luciano