Il volto di Dio

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Il brano evangelico della Trasfigurazione ci rivela il volto luminoso di Dio, la sua Divinità velata dalla nube della nostra povera umanità che Egli ha fatto sua nel mistero dell’Incarnazione. Per un breve istante Gesù rivela a Pietro, Giovanni e Giacomo la sua Gloria ma poi l’imperativo è quello di scendere a valle dove la luce della Trasfigurazione è offuscata, meglio nascosta, dalla polvere della quotidianità, nelle pieghe di una storia che si concretizza in dura crosta, in un pugno di sabbia fecondato dal sudore della nostra fronte. «E’ difficile vedere il volto di Cristo in coloro che ci fanno del male, in coloro che ci deridono, che ci sfruttano, che approfittano di noi». Quanto è difficile vedere il volto di Dio da quando è sceso dal Tabor, dal monte della Trasfigurazione. «Forse è più facile vederlo nei poveri, negli emarginati, nei sofferenti, in coloro che sono meno fortunati di noi, magari nei poveri dell’Africa o dell’Asia, lontani da noi, situazioni che a volte liquidiamo con un’offerta che sa di ipocrisia e sufficienza …» Ma la presenza di Dio è vicina, tanto vicina, forse troppo vicina. I poveri generici, la vaga sofferenza può trasformarsi in ideologia se non prendiamo coscienza che il Dio di Gesù è il Dio di una drammatica vicinanza, di una fastidiosa e petulante presenza. La presenza nascosta di Dio è fatica, sudore, polvere. «Cominciamo a vedere il suo volto nelle persone che ci stanno vicine: nel marito, nella moglie che a volte non ci capisce e ci contesta; nei figli che fanno di testa loro, nella suocera che non è mai contenta, nel compagno di lavoro che appena può ci rifila qualche pratica che spetterebbe a lui, nel vicino di casa che ci spia su tutto quello che facciamo. Vedere in essi Gesù stesso ci aiuterà ad amarli così come sono senza pretendere di cambiarli, ma profondamente cambiando noi, il nostro modo di vedere le cose, di giudicare, di imporre il nostro punto di vista. Questo allenamento ci aiuterà a riconoscere Cristo anche in coloro che ci “stanno stretti”  e soprattutto a non spaventarci quando un giorno, in Paradiso, lo rivedremo veramente, nel volto di tutti coloro che abbiamo incontrati nella nostra vita». I poveri li avremo sempre con noi, ci ricorda Gesù; la Quaresima è il tempo di riscoprire Dio nel deserto della vicinanza, di volti che da sempre conosciamo, incontriamo, salutiamo ma che rimangono anonimi perché in essi non riusciamo a scorgere l’arcana presenza di Dio.

don luciano vitton mea