Il volto di Maria

Federico-Barocci-Studio-per-la-Vergine-Maria-per-lAnnunciazione-Royal-Collection

Ci siamo appena lasciati alle spalle il Santo Natale; con i pastori, dopo aver contemplato il Bimbo Gesù nella mangiatoia, siamo tornati alle nostre case “riferendo ciò che del bambino ci è stato detto”. Portiamolo sempre con noi il mistero del presepe, custodiamo e conserviamo nel nostro cuore la semplicità e la povertà di Gesù, Giuseppe e Maria. Veneriamo e ringraziamo il “Sì” della Vergine di Nazareth che ha permesso al “Verbo di farsi carne”; inchiniamoci di fronte al sogno di Giuseppe che lo ha reso custode di una Vergine Madre e di un Dio bambino. Alcuni giorni fa ho letto un brano di Jean-Paul Sartre, un filosofo ateo, su Maria e Giuseppe. Lo voglio condividere con voi in questo post.

«Ciò che bisognerebbe dipingere sul viso di Maria è uno stupore ansioso che non è apparso che una volta su un viso umano. Poiché il Cristo è il suo bambino, la carne della sua carne e il frutto del suo ventre. L’ha portato nove mesi e gli darà il seno e il suo latte diventerà il sangue di Dio. E in certi momenti la tentazione è così forte che dimentica che è Dio. Lo stringe tra le sue braccia e dice: piccolo mio! Ma in altri momenti rimane interdetta e pensa: Dio è là! E si sente presa da un orrore religioso per questo Dio muto, per questo bambino terrificante. Poiché tutte le madri sono così attratte a momenti davanti a questo frammento ribelle della loro carne che è il loro bambino e si sentono in esilio davanti a questa nuova vita che è stata fatta con la loro vita e che popolano di pensieri estranei. Ma nessun bambino è stato più crudelmente e più rapidamente strappato a sua madre poiché egli è Dio ed è oltre tutto ciò che lei può immaginare. Ed è una dura prova per una madre aver vergogna di sé e della sua condizione umana davanti a suo figlio. Ma penso che ci sono anche altri momenti, rapidi e difficili, in cui sente nello stesso tempo che il Cristo è suo figlio, il suo piccolo, e che è Dio. Lo guarda e pensa: “Questo Dio è mio figlio. Questa carne divina è la mia carne. È fatta di me, ha i miei occhi e questa forma della sua bocca è la forma della mia. Mi rassomiglia. E Dio e mi asso­miglia”. E nessuna donna ha avuto dalla sorte il suo Dio per lei sola. Un Dio piccolo che si può prendere nelle braccia e coprire di baci, un Dio caldo che sorride e respira, un Dio che si può toccare e che vive. Ed è in quei momenti che dipingerei Maria, se fossi pittore, e cercherei di rendere l’espressione di tenera audacia e di timidezza con cui protende il dito per toccare la dolce piccola pelle di questo bambino-Dio di cui sente sulle ginocchia il peso tiepido e che le sorride. Questo è tutto su Gesù e sulla Vergine Maria»

E’ proprio singolare il fatto che Sartre, ateo, sia riuscito a darci questa perfetta sintesi di mariologia: lo Spirito soffia dove vuole.