Insegnare agli ignoranti

«Non è esagerato dire che, nonostante una limpida professione di fede, vaste regioni di noi stessi restano profane e persino pagane. Spaventarsi non condurrebbe a nulla. Accettarle, spinge in avanti. Se restano in noi alcune zone non ben conosciute, Dio è capace di penetrarle tutte. Vi entra senza che noi lo sappiamo. Egli penetra l’impenetrabile. È una certezza questa alla quale è concesso aggrapparsi. Rifiutarla per vivere in una manifesta insicurezza, significherebbe esporsi presto o tardi ad affondare». Questa breve riflessione di Roger Schutz è fondamentale per comprendere e approfondire la seconda opera di misericordia spirituale. “Insegnare agli Ignoranti” è un’opera di bene che riguarda innanzitutto noi stessi prima che gli altri; non occorre citare la celebre frase di Socrate “So di non sapere” per renderci conto che siamo tutti ignoranti di fronte a Dio, ai suoi imperscrutabili disegni, alla sublime grandezza del suo mistero. Non dobbiamo mai dimenticarci il monito di Gesù che ci ricorda che uno solo è il Maestro e che i discepoli sono tutti fratelli. Insegnare agli ignoranti non significa essere o sentirci superiori agli altri, anzi, tutt’altro. L’icona di quest’opera di misericordia si identifica con gli apostoli Andrea e Filippo che conducono i greci da Gesù perché volevano vederlo. Insegnare, per il cristiano, significa condurre, accompagnare chi è nell’oscurità alla luce vera, la “miseria” alla “misericordia”, chi ignora alla pianezza della verità; condurre gli uomini a Gesù è l’unico insegnamento che siamo in grado di dare, l’unica sapienza che possiamo donare, l’esclusiva perla che possiamo condividere. Con un’altra similitudine potremmo paragonare l’ignorante a colui che non vede o che non ha visto qualcosa. Gli angeli del Signore apparendo ai pastori li invitarono ad “andare e vedere”; è importante scorgere e vedere spiragli nuovi, rendersi conto e toccare con mano la misteriosa presenza di Dio nella nostra e nell’altrui vita. L’insegnamento cristiano non è una mera comunicazione di nozioni, ma il far vedere una Persona, un condurre gli uomini presso Gesù; la nostra fede è esperienza, un “stare con Dio”, un rimanere qualche ora con Lui per decidere e scegliere. Gesù è la cattedra; noi, come Andrea, fratello di Simon Pietro, possiamo dire all’uomo di ogni tempo: «“Abbiamo trovato il Messia”, se vuoi anche tu puoi vederlo».

 don Luciano Vitton Mea