La bellezza di Maria: il sì della fanciulla di Nazareth

Non è facile parlare della bellezza di Maria. Sarebbe come descrivere l’inafferrabile, la meraviglia di un capolavoro partendo da  un maldestro artefatto logorato dal tempo. Per comprende la dolce fanciulla di Nazareth dobbiamo inoltraci su un ripido sentiero di alta montagna in un  limpido giorno invernale: il bagliore accecante dei raggi solari che si riflettono sulla candida coltre nevosa ci fanno intuire la bellezza della Vergine Santa.

Maria è il riflesso della trasparenza di Dio, del suo amore e della sua fedeltà. Come la neve riflette i raggi del sole riempiendo di luce le vette dei monti e di gemme luminose i rami del bosco così Maria è una colonna luminosa sul sentiero dell’umano pellegrinare. Si, siamo dei viandanti e abbiamo bisogno di un punto di riferimento, di un pozzo per dissetarci, di un giaciglio dove stendere le stanche membra. Soffermiamoci quindi a contemplare la bellezza di Maria partendo dal suo sì, dalla sua povertà e infine dalla sua fedeltà.

Il sì di Maria, quel “avvenga per me secondo la tua parola”, è un riflesso del sì di Dio agli uomini. E questo eterno assenso si  concretizza, diventa Verbo, quando Maria pronuncia il suo “sì”. Due sillabe attese per secoli da tutta la creazione. Per questo San Bernardo sollecita la Vergine di Nazareth a pronunciarle senza indugio: «Hai udito, Vergine, che concepirai e partorirai un figlio; hai udito che questo avverrà non per opera di un uomo, ma per opera dello Spirito santo. L’angelo aspetta la risposta; deve fare ritorno a Dio che l’ha inviato. Aspettiamo, o Signora, una parola di compassione anche noi, noi oppressi miseramente da una sentenza di dannazione. […]  Levati con la fede, corri con la devozione, apri con il tuo assenso. «Ecco», dice, “sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1, 38)».

Il fiat di Maria diventa anche il punto di riferimento di ogni nostro sì, di ogni nostro assenso. Il sì di un ammalato, di una madre che accompagna il lento e claudicante passo del figlio disabile, di una figlia o di un figlio che assistono con dolcezza il tramonto dei genitori,  di una donno o di un uomo che perdonano il tradimento, delle lacrime  dei genitori davanti alla lapide della loro creatura si uniscono all’Eterno sì che si riflette nel candore di una Vergine Madre.  Perché ogni sì, pronunciato con semplicità, diventa vita, diventa eco d’eternità, risposta sollecita a una chiamata che ricrea in noi la perduta bellezza, arcano candore, la smarrita innocenza.