Nostra vicina di casa

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Talvolta è facile, persino comodo, considerare un po’ lontana Maria. Magari la si invoca, ma tenendola a distanza. Vista da vicino, Maria diventa un dono: è di conforto e di sostegno, di confronto e di esempio.

Maria, il tuo è un nome che non ci consente sol­tanto di proiettarti nelle vicinanze vertiginose di Dio, ma ti rende vicina a noi. Se permetti, Maria, ti consideriamo come nostra vicina di casa, di pianerottolo. È un nome, il tuo, che autorizza questo accostamento. Proprio grazie a questo nome familiare, che non mette soggezione, abolisce le distanze, bussiamo alla tua porta, ci affacciamo sulla soglia della tua abitazione. Non siamo curiosi. Vogliamo semplicemen­te dare un’occhiata. Cercare di capire. Sì, capi­re il segreto della tua pienezza. Farci spiegare da te che bisogna avere il coraggio di eliminare gli in­gombri, sbarazzarci delle cianfrusaglie, liquidare le cose futili, fare spazio a lui, insomma. Maria, lasciaci sostare nella tua casa di Nazaret, perché ci rendiamo conto che le tue giornate sono uguali alle nostre, le tue ore identiche alle nostre, le tue occupazioni modeste come le nostre. E ci con­vinciamo che il capolavoro della vita lo si realizza du­rante le « piccole» ore della giornata, attraverso le occupazioni più comuni. Non esiste l’ora dei grandi avvenimenti. Gli avvenimenti decisivi «succedono» nel trascorrere monotono del tempo normale. Michelangelo ha costruito il David impiegando le stesse «piccole» ore che anche noi abbiamo a dispo­sizione. E tu, molto prima, hai realizzato nel tuo cor­po l’Opera ineguagliabile, hai custodito e lasciato crescere il Seme più fecondo, non durante ore parti­colarmente solenni, ma nel corso di quel tempo «or­dinario» che Dio regala quotidianamente pure a noi.

Maria, siamo sicuri di non recarti fastidio se venia­mo a bussare frequentemente alla tua porta, come si fa con quella vicina sempre disponibile. E come avvie­ne con la vicina, noi osiamo chiederti ciò di cui abbia­mo bisogno. E abbiamo bisogno di tutto. Maria, siamo a corto di speranza. Sprovvisti di luce. Carenti in fatto di fedeltà. Vuoti di semplicità. Abbiamo esaurito le scorte di pazienza, coraggio, coerenza, capacità di perdono, voglia di ricominciare. Ci ritroviamo, all’improvviso, senza pace. La gioia se n’è andata. Basta pronunciare il tuo nome. II tuo nome, Maria, «contiene» tutte quelle cose che ci mancano. E noi abbiamo imparato a pronun­ciarlo, così come si mastica un frutto saporito che non delude le attese, sazia la fame e la sete, fornisce le sostanze vitali. Ecco perché non possiamo non sentirti vicina.

Alessandro Pronzato