La notte

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Il presepio va contemplato nella penombra, quando scende la sera. Solo con l’oscurità, con il buio che stende il suo velo su tutto il creato, penetra nelle case, gioca con la fioca luce degli uomini possiamo comprendere il senso e il significato della nascita di Gesù. Il fuoco dei bivacchi acceso dai pastori risplende solo di notte; la tenue luce che illumina una povera stalla si accende quando scende la sera. Tutto avviene di notte: la nascita, la morte (si fece buio su tutta la terra) e la resurrezione di Gesù portano il sigillo dell’oscurità e della notte. Ed è giusto e naturale che il “compiuto” di Dio porti questo sigillo. Gesù non è venuto per coloro che vedono, o pensano di vedere, ma per i cechi, per coloro che sono avvolti dall’oscurità del male fisico o spirituale, per chi è relegato ai margini della storia, lontano dai riflettori della ribalta. Nel presepe le luci si accendono nel cuore della notte, il fioco baluginare delle lampade accompagna il lento procedere della gente semplice e povera perché si realizzi la profezia di Isaia “liberati dall’oscurità e dalle tenebre, gli occhi dei ciechi vedranno”. Cosa vedranno? La potenza di Dio? Il signore che siede glorioso sul trono del giudizio? No, lo vedremo così solo alla fine dei tempi, quando la storia personale e degli uomini avrà il suo compimento. Quella che contempliamo nel presepe è la debolezza di Dio, i tratti di un bimbo, il pianto che segna una nuova vita. Tutto è pronto: entriamo nell’estasi del presepe, accendiamo le braci dei focolari e la tenue luce delle lanterne; accogliamo Gesù nell’oscurità del nostro cuore affinché la sua luce vinca la nostra cecità. 

Meditazione di don Luciano