La Quaresima dei politici

Nocciolaie-a29946937

Frugando tra le mie scartoffie ho trovato questo vecchio articolo del teologo Bruno Forte ora Arcivescovo Metropolita di Chieti-Vasto. Data l’estrema attualità degli argomenti trattati la Traccia  lo propone alla vostra attenzione.

La Quaresima è per eccellenza il tempo della conversione e del rinnovamento per tutti. Di fronte allo spettacolo quotidiano di rissosítà, cui ci stanno facendo assistere i protagonisti della vita politica di ` questa cosiddetta “seconda Repubblica”, non sarà forse inutile chiedersi quali frutti di conversione sarebbe auspicabile attendersi da una ipotetica “Quaresima dei Politici”. Tre esigenze di fondo mi sembrano presentarsi come ineludibili. In primo luogo, mi parrebbe decisivo che il dibattito politico riscopra l’urgenza e la necessità di obbedire all’ottavo comandamento, “Non dire falsa testimonianza contro il tuo prossimo” (Dt 5,20). Ricorrere alla menzogna per trarre vantaggi per sé o per screditare l’avversario; mentire al Paese negando l’evidenza o promettendo l’impossibile; nascondere le difficoltà reali per somministrare un ottimismo utilìtaristicamente propagandato a proprio vantaggio; affermare oggi l’opposto di ciò che si è detto ieri, pronti ancora a cambiare opinione domani; tutto questo è una palese contraddizione del bisogno di verità e di trasparenza che il cittadino onesto porta nel suo cuore. In particolare, ai politici che si dicono cristiani verrebbe da chiedere se non vale anche per loro l’esigenza evangelica: “Sia il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno” (Mt 5,37). Più che mai c’è bisogno di una forte passione per la verità, di un amore senza riserve per la giustizia, di un gusto a non barcamenarsi, ma a dire con semplicità. e convinzione, i.. propri si e i propri, no. Una seconda urgenza,  su cui impegnare il cammino della conversione è quella della tensione a una forte moralità personale: a chiunque sia impegnato al servizio della cosa pubblica è lecito domandare onestà e disinteresse, spirito di servizio e rigore di competenze e di comportamenti. Se i politici di “tangentopoli” hanno così ampiamente trasgredito il comandamento “Non rubare” (e va ancora dimostrato che quelli della seconda Repubblica siano in questo radicalmente diversi…), a molti dei protagonisti di oggi va ricordato che anche l’improvvisazione e l’incompetenza sono una forma di disonestà quando si è chiamati a svolgere ruoli di responsabilità, da cui dipendono le sorti di tutti. Il confine fra disonestà e incompetenza può essere labile, se a motivo della seconda si danneggia il bene comune e la credibilità delle istituzioni e della. democrazia. Ai dilettanti, agli improvvisatori, ai non conoscitori delle esigenze imprescindibili del nostro patto costituzionale, a chi ignora le regole fondamentali del pluralismo politico e democratico, si dovrebbe chiedere l’umiltà di stare da parte o, per lo meno, di ricercare con onestà il consiglio di esperti provati. L’umiltà -­di cui pure ci furono dati esempi altissimi da politici come De Gasperi o  Adenauer — non sembra, tuttavia, essere proprio di moda fra chi fa politica oggi in Italia…

Infine, una terza urgenza pare ineluttabile: quella di un’attenzione vera, sostanziale e non di facciata alle esigenze della giustizia e della solidarietà. Li dove si privilegia l’interesse dei pochi più forti rispetto ai molti più deboli, si trasgredisce una norma fondamentale della vita politica intesa come ‘servizio alla democrazia: spendersi per la crescita del bene comune e della qualità della vita per tutti, chiedendo a ciascuno di contribuire secondo le sue possibilità e venendo incontro a ciascuno secondo i suoi bisogni. Specialmente i cristiani Impegnati In politica dovrebbero fare della solidarietà la loro bandiera, riconoscendo in essa il volto sociale e politico della carità e della giustizia. Il crollo dei totalitarismi ideologici ‘e della barbarie da essi prodotta non deve far dimenticare che le esigenze di giustizia veicolate sotto bandiere, che pur erano illusorie, restano ineluttabili. Ignorare l’urgenza del solidarismo significa fare una politica accecata dall’apparente vittoria di un modello, quello indiscriminatamente capitalistico, che in realtà non è meno ideologico <. alienante del modello collettivo andato in frantumi. Si tratta di mettersi nei panni dei più deboli, non solo di quelli segnati dalle antiche e nuove povertà, ma anche della schiera sempre più folta delle famiglie che non riescono più a far tornare i bilanci del mese, e si trovano a fronteggiare necessità primarie del tutto nuove per semplici, onesti lavoratori. Chi ragiona dalla parte dei sazi, difficilmente comprenderà i digiuni…

Sincerità, onestà, solidarietà: tre parole che dovrebbero scandire la “Quaresima dei politici”, specialmente di quelli che si professano cristiani. Su di esse il credente dovrà misurare anzitutto se stesso, ma anche chi gli si propone come possibile gestore della cosa pubblica: e l’esame dovrà essere condotto sui fatti e sugli stili di vita. Non sarà facile valutare nei singoli casi; tuttavia alla luce di quando detto, potrebbe forse essere più facile del previsto capire per un credente da che parte andare, dove riconoscere più autenticità, più trasparente onestà, più spirito di ” solidarietà ed attenzione ai senza voce e ai senza futuro…

Bruno Forte (da Avvenire)