La tomba della paura e della rassegnazione

La risurrezione è in qualche modo collegata con l’alzarsi. Molti preferiscono rimanere nella tomba della propria paura e rassegnazione, delle proprie delusioni e ferite. Si sono siste­mati nella tomba perché hanno paura della vi­ta. Alzarsi significa certamente anche che io posso essere ferito. Quando mi alzo, devo e­spormi alla vita. Ma di questo molti hanno paura. Così preferiscono rimanere distesi. La parola greca che significa `alzarsi’, eghéiren, è usata sia per la risurrezione dì Gesù che per le molte narrazioni di guarigione, nelle quali Gesù invita i malati ad alzarsi e camminare. In queste narrazioni di guarigioni avviene anche una risurrezione. Le persone ricevono il co­raggio di sciogliersi dalle catene della propria paura, di non lasciarsi più incatenare al letto dalle proprie inibizioni e dai propri blocchi, ma di alzarsi, di prendere il lettuccio sotto braccio e camminare (cfr. Gv 5,1-10). Luca racconta non solamente le narrazioni delle guarigioni compiute da Gesù, ma anche quelle degli apostoli. In esse il mistero della risurre­zione continua nei discepoli. Luca vuole mo­strarci che la risurrezione non è stato un even­to unico, ma che, credendo nella risurrezione di Gesù, sperimentiamo contemporaneamente una risurrezione in noi stessi e possiamo risve­gliare altri alla vita. In At 3 Luca racconta che Pietro e Giovan­ni, verso l’ora nona, cioè l’ora della morte di Gesù, vanno al tempio per pregare: «Portaro­no un uomo, paralizzato fin dalla nascita» (At 3,2). Quando quest’uomo chiede l’elemosina anche agli apostoli, Pietro gli dice: «’Non pos­siedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!’. E, presolo per la mano destra, lo sollevò. Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono e balzato in piedi camminava» (At 3,6-8). Nella forza di Gesù i discepoli rie­scono a sollevare uno che era paralizzato dalla nascita. La ricchezza che i discepoli possono donare è la fede nel Risorto. E questa fede può condurre anche altri alla risurrezione. Li incoraggia a disfarsi delle proprie inibizioni e a fidarsi della forza che Dio ha donato loro. Nel paralitico ciò si esprime nel fatto che ora entra nel tempio e loda Dio. Si crea un assem­bramento. E ora avviene la risurrezione anche in Pietro. Si fida a tenere un discorso di fronte a tutto il popolo. Questo uomo non istruito annuncia a quanti gli stanno di fronte la Buo­na Notizia della risurrezione: «Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti» (At 3,15). Gesù è l’autore della vita. Chi crede in lui, trova in lui la vera vita. Pietro conclude la sua predica con le parole: «Dio ha risuscitato e mandato il suo servo prima di tut­to a voi per portarvi la benedizione e perché ciascuno si converta dalle sue iniquità» (At 3,26). Lo scopo della risurrezione di Gesù è che gli esseri umani siano benedetti attraverso di lui e percorrano una nuova via, la via della vita, e non più la vecchia via dell’iniquità. L’esperienza della risurrezione continua. Pietro e Giovanni sono arrestati dalla guardia del tempio e sono condotti in prigione. Il gior­no dopo sono interrogati. Pietro non ha pau­ra. Si sente nelle sue parole che è pieno di gioia per la risurrezione che ha potuto speri­mentare non solamente in Gesù, ma anche nel paralitico e in se stesso. Non si fa intimidire dai sadducei. Essi notano la franchezza delle sue parole, la libertà interiore, che ha operato in lui la guarigione nel nome del Signore cro­cifisso e risorto. I capi del popolo vogliono vietargli di predicare. Ma Pietro risponde con la stessa libertà con la quale ha parlato della risurrezione di Gesù: «Se sia giusto innanzi a Dio obbedire a voi più che a lui, giudicatelo voi stessi; noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,19s.). L’espe­rienza della risurrezione non si lascia proibire dalle minacce. Abbi fede nella forza della risurrezione! Scuoti via le tue paralisi e le tue inibizioni! Al­zati e cammina per la tua strada senza paura di quello che di te pensano le persone! Se tu hai paura per una incombenza, ripeti la parola di Gesù: «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammi­na!». Prendi la tua paura sotto braccio e af­fronta il problema! Prendilo in mano! Allora sperimenterai la risurrezione. Puoi cammina­re. La forza della risurrezione è già in te. Non hai bisogno di faticare per alzarti. Devi sola­mente aver fiducia nella risurrezione che Cri­sto può compiere anche in te.

briciole di vangelo

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