L’amore incompiuto!

amore incompiutoSarebbe troppo facile commentare il brano del Vangelo di domani ribadendo principi che non solo fanno parte della Tradizione della chiesa ma che hanno le loro radici nelle Sacre Scritture, che sono Parola di Dio e non degli uomini.
«Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto»: sono parole chiare, che non possiamo mettere in discussione perché “finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto”. Ma tra il principio e la sua compiutezza c’è uno spazio che può essere colmato solo dalla misericordia di Dio, dalla sua presenza e dal suo amore. Ribadire un principio non vuol dire chiudere le porte all’incompiuto, a una “resa” che spesso porta i segni e il dramma della solitudine e del dolore. Quando mi trovo di fronte a un fallimento matrimoniale non giudico ma penso subito ai mie fallimenti, ai miei piccoli o grandi tradimenti. Non serve stracciarsi le vesti ma bisogna andare oltre la superficie per cercare di comprendere e di capire evitando di giustificare o cadere in un “buonismo” che nulla ha a che fare con la bontà ma cercando anche di eludere la dura pietra della condanna.
Il nostro vescovo Luciano scriveva nella lettera pastorale 2009- 2010: “Non è possibile cogliere la bellezza di un capolavoro con un’occhiata veloce; bisogna fermarsi a contemplarlo nel silenzio, lasciando salire dal cuore lo stupore e la gioia”. Il matrimonio, come ogni altra vocazione, è una magnifica tela che Dio consegna nelle mani dell’uomo e della donna. Un capolavoro che deve essere portato a compimento, curato nei tratti e nelle sfumature, nell’alternarsi delle tonalità dei colori. Purtroppo nella pinacoteca dell’esistenza umana molte di queste tele rimangono incompiute, spesso appena abbozzate. Potevano diventare dei capolavori ma la fretta e la superficialità hanno creato uno spacco nella tela o fatto deporre la tavolozza dei colori. “La fretta e l’abitudine sono sempre cattive consigliere. Esse ti fanno trascorrere i giorni senza percepire il ticchettio delle ore, l’intensità dei colori, la provenienza delle voci, dove tutto viene dato per scontato. La fretta e l’abitudine ti fanno giudicare gli altri senza misericordia e ti inducono a raggiungere degli obiettivi senza andare in profondità”. Ogni amore incompiuto è stato sciupato e corroso dall’impazienza, dallo scemare “della fantasia dell’amore” che rinnova ogni giorno la tenerezza e il calore. La compiutezza, ogni sfumatura di un’opera d’arte, ha bisogno di tempo, di fermarsi, di guardare il volto dell’altro incontrando i suoi occhi, i suoi sorrisi e le sue tristezze, “comunicando non solo parole , ma, soprattutto sentimenti e capacità di cerare nuovi spazi, senza il timore di perdere quanto è stato conquistato a fatica”. “Finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto”. Bisogna trovare tempi e spazi affinché l’incompiuto possa essere restaurato, trovi posto in una nuova galleria d’arte dove l’amore imperfetto e sfregiato sia baciato dalla misericordia di Dio. Anche i tre canti del gallo che ricordano a Pietro la fragilità della sua fedeltà sono diventati Parola del Signore; così l’amore coniugale rovinato dalle intemperie trovi in Dio il desiderio di una fedeltà che è venuta meno.