L’indulgenza

bill-af2dc1ba-da4d-4db1-8b4b-39e5d5a8fe0e

L’indulgenza è finissima espressione di carità, perché è insie­me comprensione, discrezione, pazienza e fiducia. Con essa — e con essa soltanto — si supera un grave ostacolo che normal­mente si frappone tra noi e il nostro prossimo. A renderci infatti più difficile l’esercizio della carità, di solito sono i difetti che noi troviamo negli altri. E noi siamo facilmente portati a vederli, e a vederli molto più dei nostri, e quindi siamo sempre pronti alla critica. Spontaneamente non si supera questo ostacolo. Biso­gna quindi supplire volutamente a ciò che manca nella persona difettosa, con qualcosa che permetta alle anime di incontrarsi. Questo qualcosa è dato appunto dall’indulgenza’. L’indulgenza di cui parliamo non consiste nel semplice ‘chiudere gli occhi’ sui difetti altrui: i difetti si vedono bene, solo che si `indulge’ ad essi, cioè si `concede’ il perdono che implica anche il desiderio dell’e­mendazione altrui, perché la persona non rimanga priva di quel bene morale che le deriva dal correggersi del difetto. E fino a qual punto si deve usare indulgenza? La risposta ce la dà il Si­gnore dicendoci di perdonare ai fratelli non sette volte, ma «set­tanta volte sette», e cioè sempre. L’indulgenza permette così di dimostrare l’amore nella sua squisita delicatezza in cui vi è dav­vero il meglio dell’anima e del cuore. Qui infatti l’amore non cerca se stesso, il proprio appagamento, la propria soddisfazione: cerca soltanto il vero bene della persona amata.