L’umiltà ci dà un potere su di Lui

Il bambino di qualche mese che vuole un oggetto luccicante può gridare per farselo dare. Può anche ten­dere la mano, lasciarla ricadere per la stanchezza, ten­derla ancora, per ore. Sua madre finirà col notarlo e non potrà sopportarlo: gli darà l’oggetto. Una formica si arrampica su un piano verticale e li­scio, fa qualche centimetro, e cade, si arrampica an­cora, e cade, si arrampica ancora, e cade. Un bambino che l’osservi si divertirà dinanzi a questo spettaco­lo per dieci minuti, poi non potrà più sopportarlo; met­te la formica su un filo di paglia e la solleva al di so­pra del piano verticale. Così, stancando Dio con la nostra pazienza, lo co­stringiamo a trasformare il tempo in eternità. Una pazienza capace di stancare Dio procede da un’umiltà infinita. L’umiltà ci dà un potere su di Lui. Solo il nulla per­fettamente vuoto può coniugarsi con l’essere perfet­tamente compatto. Solo mediante l’umiltà possiamo essere perfetti come il Padre nostro. Per questo occorre un cuore completamente strito­lato. Una preghiera fatta di gesti, come quella della for­mica che sale e ricade, è ancora più umile di una pre­ghiera espressa con parole o grida anche interiori o con un desiderio tacitamente diretto. Significa sapere che non si può nulla, e tuttavia esaurirsi in sforzi ri­conosciuti come inutili, nell’attesa umile del giorno in cui forse sarà notato dalla Potenza che non si osa im­plorare. Non c’è atteggiamento di maggiore umiltà dell’atte­sa muta e paziente.

Simone Weil

briciole di vangelo

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