“Misericordia io voglio e non sacrifici”.

JESUS PEDRO SANTIAGO Y JUAN

Brano Evangelico: Mt 12, 1-8  “Misericordia io voglio e non sacrifici”.

 In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle. Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato». Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato». 

 

Meditazione: Un dono da chiedere a Dio a cura della Redazione

 I farisei non perdono occasione per pensare male di Gesù e dei suoi, e per accusarlo. Potremmo identificare il fariseismo con l’atteggiamento di chi cerca di salvare se stesso accusando gli altri, magari coprendosi dietro qualche regola. È un modo sottile di essere cattivi. I farisei rimproverano Gesù perché lascia prendere qualche spiga di grano ai discepoli durante il cammino, in giorno di sabato. Ma egli risponde con due esempi che mostrano la loro grettezza e cecità. E soprattutto ribadisce, con le parole di Osea, la larghezza del cuore di Dio: “Misericordia io voglio e non sacrificio” (Os 9, 13). Il Signore non desidera l’osservanza fredda ed esteriore delle norme, ma il cuore. Non si tratta di disprezzare le norme; Ma sopra ogni norma c’è la compassione, che è un dono da chiedere a Dio perché non viene dal nostro carattere ma dalle nostre qualità. La compassione non lascia tranquilli – spinse lo stesso Signore a scendere sulla terra per salvare il suo popolo – e chiede ad ogni discepolo non l’avara osservanza di doveri e di prescrizioni ma la continuazione dell’opera di Dio tra gli uomini.

Preghiamo la Parola

 Mio Dio, un nuovo giorno: ecco io mi risveglio e tu mi attendi. Voglio stare davanti a te, quest’oggi. Nel bene e nel male, nella gioia e nella fatica, davanti a te, pieno di dignità, mio Creatore. Per questo ora accetto di risvegliarmi a me stesso, al mio piccolo mondo, a tutto quello che mi attende. Tutto porterò davanti a te quest’oggi, mio Signore e Signore della vita.