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Papa Francesco: no alla cultura dello scarto e dello spreco delle persone e dei beni

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No alla cultura dello scarto e dello spreco delle persone e dei beni, si ad una cultura della solidarietà, dell’incontro, del rispetto del creato e di ogni persona. Lo ha detto con forza papa Francesco nel corso dell’udienza generale del Mercoledì in piazza San Pietro davanti a più di 80.000 persone in occasione della giornata mondiale dell’ambiente. Oggi,ha spiegato,  guidati dalla superbia dello sfruttare non custodiamo la terra, non la consideriamo come un dono gratuito di cui avere cura, non vi leggiamo l’amore di Dio perché viviamo in modo orizzontale, ci siamo allontanati da Dio. E così non sappiamo neanche custodire la persona umana che è in pericolo e l’ecologia umana che è strettamente collegata a quella ambientale. Dominano un’economia ed una finanza carenti di etica, quello che comanda oggi non è l’uomo ma il denaro, ha aggiunto parlando a braccio. Dio, nostro Padre, ha dato il compito di custodire la terra non hai soldi ma a noi, uomini e donne. Sottolinea il Santo Padre: “Se si rompe un computer è una tragedia, ma la povertà, i bisogni, i drammi di tante persone finiscono per entrare nella normalità. Se una notte di inverno, qui vicino in via Ottaviano, per esempio, muore una persona, quella non è notizia. Se in tante parti del mondo ci sono bambini che non hanno da mangiare, quella non è notizia, sembra normale. Non può essere così! Eppure queste cose entrano nella normalità: che alcune persone senza tetto muoiano di freddo per la strada non fa notizia. Al contrario, un abbassamento di dieci punti nelle borse di alcune città, costituisce una tragedia. Uno che muore non è una notizia, ma se si abbassano di dieci punti le borse è una tragedia! Così le persone vengono scartate, come se fossero rifiuti. Questa “cultura dello scarto” tende a diventare mentalità comune, che contagia tutti. La vita umana, la persona non sono più sentite come valore primario da rispettare e tutelare, specie se è povera o disabile, se non serve ancora – come il nascituro –, o non serve più – come l’anziano. Questa cultura dello scarto ci ha resi insensibili anche agli sprechi e agli scarti alimentari, che sono ancora più deprecabili quando in ogni parte del mondo, purtroppo, molte persone e famiglie soffrono fame e malnutrizione. Una volta i nostri nonni erano molto attenti a non gettare nulla del cibo avanzato. Il consumismo ci ha indotti ad abituarci al superfluo e allo spreco quotidiano di cibo, al quale talvolta non siamo più in grado di dare il giusto valore, che va ben al di là dei meri parametri economici. Ricordiamo bene, però, che il cibo che si butta via è come se venisse rubato dalla mensa di chi è povero, di chi ha fame! Invito tutti a riflettere sul problema della perdita e dello spreco del cibo per individuare vie e modi che, affrontando seriamente tale problematica, siano veicolo di solidarietà e di condivisione con i più bisognosi.

Pochi giorni fa, nella Festa del Corpus Domini, abbiamo letto il racconto del miracolo dei pani: Gesù dà da mangiare alla folla con cinque pani e due pesci. E la conclusione del brano è importante: «Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi avanzati: dodici ceste» (Lc 9,17). Gesù chiede ai discepoli che nulla vada perduto: niente scarti! E c’è questo fatto delle dodici ceste: perché dodici? Che cosa significa? Dodici è il numero delle tribù d’Israele, rappresenta simbolicamente tutto il popolo. E questo ci dice che quando il cibo viene condiviso in modo equo, con solidarietà, nessuno è privo del necessario, ogni comunità può andare incontro ai bisogni dei più poveri. Ecologia umana ed ecologia ambientale camminano insieme.

 

   

il Podcast di don Luciano

 

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