Padre dei poveri

immagine di Riccardo Lubrano

M’è parso tanto dolce invocarti sotto questo no­me. Mi sento tutti i titoli per invocare Dio sotto que­sto nome. Più sono povero e più mi sento in diritto di invocarlo così. Non penso alle ricchezze econo- miche e neppure alle doti umane, perché non hanno niente di assoluto, penso alle virtù che desidero e che non possiedo. Invoco Dio con questo titolo per- ché mi sento povero di virtù. Mi sento un relegato in una misera soffitta, senza comodità, senza niente di lusso, con un cumulo di ragnatele. Mi sento vera­mente un povero di città, senza alcuna considerazio­ne dei vicini; un vero povero in balìa della miseria. La mancanza di virtù è veramente quella che mi ta- glia le ali. A volte sento di essere degno di ricevere solo le visite dei topi, gli altri mi fuggono. E soprat- tutto allora che divento umile e sento tutta l’apertu­ra verso il Padre dei poveri. Quando considero Dio sotto questo aspetto non ho più orgoglio dentro di me e neppure mi trattiene la vergogna della mia po­vertà. In questa miseria io dovrei vomitare, tanto sono nauseato di questa assenza di virtù, ma la luce di Dio m’illumina e busso col gemito di chi chiede.