Parlare e tacere

Io interrogai il mio padre, abba Sisoes, quello di Pe­tra, che era discepolo di abba Antonio, e gli dissi: “Pa­dre mio, cos’è bene per il monaco?”. Egli allora posò le sue dita sulla sua bocca e mi disse: “Che tu custodi­sca la tua bocca, figlio mio”.

Detti dei padri, Collectio monastica 13,73

Abba Giuseppe disse ad abba Nisteroo: “Che cosa devo fare con la mia lingua? Non riesco a trattenerla!”. Gli disse l’anziano: “Se parli, hai pace?”. Rispose: “No”. Riprese allora l’anziano: “Se dunque non hai pace, perché parli? Fa’ silenzio, piuttosto. E se capita che vi sia un discorso, piuttosto che parlare, ascolta”.

Detti dei padri, Serie alfabetica, Nisteroo 3

Abba Poimen disse: “Vi è un uomo che sembra tace­re, e il suo cuore giudica gli altri; costui parla sempre.  E ce n’è un altro che parla da mattina a sera, e conser­va il silenzio, cioè non dice niente che non sia utile”.

Detti dei padri, Serie alfabetica, Poimen 27

Abba Isidoro di Pelusio diceva: “Una vita senza pa­rola può giovare di più che una parola senza vita. Vi è chi, tacendo, è di giovamento; e chi, gridando, infa­stidisce. Ma se parola e vita concordano, formano una medesima immagine di qualsivoglia vita sapiente”.

Detti dei padri, Serie alfabetica, Isidoro di Pelusio i

Abba Isaia disse: “La sapienza non consiste nel par­lare; la sapienza sta nel sapere in quale momento par­lare. Taci con conoscenza e parla con sapienza. Riflet­ti prima di parlare e rispondi quello che conviene. Sii ignorante con sapienza per sfuggire a molte pene. Chi si mostra sapiente accumula pene su di sé. Non vantar­ti della tua conoscenza, perché nessuno sa qualcosa; ma la perfezione suprema è disprezzare se stessi, ed è cosa buona essere al di sotto del prossimo e tenersi stretti a Dio”.

Detti dei padri, Serie sistematica 15,30